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Francesca Apruzzi
Di: a cura di Chiara Collivignarelli

Si può raccontare come le persone si avvicinano alla corsa e con quali sentimenti vivono questo sport senza per forza redigere un manuale tecnico o illustrare le biografie dei campioni? Ci hanno provato i due autori del romanzo Di corsa, Andrea Bassi e Andrea Panzavolta, uscito di recente per la casa editrice Ponte Vecchio di Cesena.

Felicità nel running

Attraverso la descrizione delle vicende della vita privata di quattro personaggi, Di corsa mette in luce le diverse motivazioni che li hanno portati a trovare soddisfazione nella corsa di fondo. Quello che emerge è la varietà dei sentimenti, le differenti emozioni, i vari modi di approcciarvisi ma soprattutto il filo rosso che li tiene insieme. Ovvero la sfida alla fatica e ai propri limiti e il piacere di sentire l’asfalto sotto i piedi, di trovarsi insieme agli altri sulla medesima strada, l’autodisciplina e la preparazione, il gusto di sentire l’aria nei polmoni e la soddisfazione di raggiungere un traguardo.

Noir ravennate

La struttura del romanzo si sviluppa attorno a una vicenda in qualche modo noir, che con trovate originali ruota attorno alle spoglie di Dante Alighieri e che ha come punto di arrivo lo svolgimento della Maratona di Ravenna, evento cui partecipano tutti i protagonisti e dove le loro storie, apparentemente distanti, si intrecciano in modo inaspettato. Proprio come in una maratona, la prima parte è una fase di preparazione in cui si accumulano elementi narrativi e premesse per poi prendere il via nel momento in cui lo starter segna la partenza.

Le parole degli autori

«Essendo entrambi amanti della corsa – hanno precisato gli autori – pur apprezzando i molti testi sul tema, ci è parso che non ci siano racconti che parlino dei diversi modi di interpretare e vivere la corsa ai nostri giorni scavando nella dimensione esistenziale e nei sentimenti profondi delle persone. Abbiamo voluto suscitare una riflessione su questi aspetti ma senza cedere a un tono pesante. Al contrario facendolo con leggerezza, puntando prima di tutto a far divertire il lettore. L’alternarsi delle vicende e delle storie porta a incuriosirsi e ad affezionarsi ai personaggi e ci pare che il piacere della lettura nello scoprire lo svolgersi degli eventi sia anche di stimolo per una riflessione sul senso e il valore materiale e simbolico della corsa. La vicenda si sviluppa tutta in un periodo prima del Covid-19, nel quale le attenzioni, le precauzioni e i divieti cui la pandemia ha costretto tutti i runner, come l’intera la società, non sono neppure immaginati. In un tempo così strano e terribile nel quale anche correre è divenuto un problema almeno abbiamo la possibilità di rivivere le emozioni della corsa rifugiandoci nella lettura.»

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