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Cinque Mulini: 1986, l’anno di Alberto Cova

Cinque Mulini: 1986, l’anno di Alberto Cova

29 Gennaio, 2016

Non vuole essere un amarcord, ma un tributo a un grande della nostra atletica. Si tratta di portare a conoscenza che Alberto Cova, ora 57 anni portati alla grandissima, oltre ad avere vinto nei 10.000 i campionati Europei, quelli Mondiali e un’Olimpiade (un filotto incredibile di successi avvenuti nel 1982/83/84) nel 1986 si è imposto anche alla Cinque Mulini.

E’ stato l’ultimo degli italiani a vincere nella classica sui prati che domenica taglia il traguardo delle 84 edizioni. Cova ci aveva provato già nel 1982 ma quel diavolaccio etiope di Eshetu Tura entrò per primo nel Mulino Meraviglia e chi esce al comando e – non si sofferma a osservare estasiato le antiche pale che girano -, ha il vantaggio di avere la possibilità di entrare per primo dello “Stadio del Cross” e tagliare il traguardo davanti alla tribuna principale. Così fu quella volta.

Quattro anni più tardi, allora si correva alla fine di marzo, la Cinque Mulini era una sorta di rivincita del Mondiale. La giornata sotto il profilo climatico era perfetta: sole, cielo terso, clima primaverile, la gente sui prati pronti ad applaudire il nostro atleta. Alberto con le sue vittorie era entrato nel novero della storia atletica, dopo le medaglie d’oro nei 10.000 Continentali, Mondiali e Olimpici l’anno successivo aveva fatto sua la Coppa Europa, mancava la Cinque Mulini. Quella mancava.

Era dal 1964, vittoria di Antonio Ambu, che un italico non tagliava per primo la fettuccia posta sulla linea d’arrivo. C’era molta attesa per l’avvenimento. Per seguire la gara, allora era assai difficile avere a disposizione maxi schermi, le notizie arrivavano in zona arrivo tramite i radio amatori. C’erano le postazioni fisse: gasauto, fossato e alla Fattoria Chiapparini, poi gli atleti entravano nello stadio facevano un giro e riconquistavano la via dei prati. Tre giri, più uno iniziale all’interno dell’impianto. Lo spettacolo era costituito anche dall’attesa per sapere chi sarebbe entrato per primo nello stadio.In parecchie occasioni come piatto forte prima della gara, nel cielo volteggiavano i paracadutisti che centravano esattamente il cerchio del centrocampo.

Tornando al marzo di 30 anni fa, quel giorno Cova fece un sol boccone degli avversari, i vari Pat Porter e un tal Gelindo Bordin (secondo e terzo) mangiarono la polvere. Alberto arrivò da solo. Un’apoteosi. Una festa sui prati, tant’è che il nostro grande campione per uscire dallo stadio dovette essere caricato a forza su una “gazzella” dei Carabinieri. Alberto ha ricordato questi momenti, martedì scorso nel corso della presentazione alla stampa della manifestazione, aggiungendo che sui prati di S. Vittore Olona vi erano intere famiglie per seguire, vedere, cogliere l’attimo di questa gara che nel mondo del cross country può essere paragonata alla Parigi Roubaix del ciclismo, al Roland Garros di tennis o un grande match di rubgy a Twickenham.

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