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Una concorrenza sleale

28 Aprile, 2019
Foto: Sergio Tempera

 

Certificato medico per gli stranieri e runcard sul banco degli imputati per il nanismo delle corse italiane. Due veri danni per i nostri organizzatori, perché contribuiscono a dirottare sulle corse di altri Paesi le iscrizioni che potrebbero arrivare dall’estero. È l’opinione del presidente della commissione Iaaf per le corse su strada, Carlo Capalbo, che abbiamo incontrato in occasione del Milano Running Festival, un’evoluzione del modello tradizionale di expo che vive sul ritiro del pettorale, organizzato da Rcs Sports & Events – RCS Active Team. 

«Milano è diventata una città fantastica e non ritengo possibile che la sua maratona abbia meno partecipanti di quelle di Francoforte o di Amburgo, perché non c’è confronto tra la metropoli italiana e le altre due che ho citato, né dal punto di vista dell’importanza politica, né da quello dell’appeal. E questo accade nonostante l’organizzazione della Milano Marathon sia una delle migliori» esordisce Carlo Capalbo (nella foto), ideatore della maratona di Praga e del circuito RunCzech.

«Il certificato medico imposto per legge rappresenta un freno alla crescita del movimento agonistico, che è la base che fa da architrave a tutta la pratica del running, ma quello che trovo più assurdo è ostinarsi a imporlo anche agli stranieri. Quale maratoneta straniero non vorrebbe prima o poi correre a Roma o Venezia o Firenze? Ma quando tocca con mano i costi e le difficoltà del procurarsi in patria un certificato medico con i requisiti richiesti dal nostro legislatore, allora rinuncia e dirotta la propria partecipazione sulle altre maratone europee dello stesso periodo, ugualmente ben raggiungibili con le compagnie aeree low cost, e alla fine quella trasferta risulterà molto meno onerosa di quella che avrebbe fatto in Italia».

«È anche così che Valencia totalizza più del doppio dei finisher di Firenze, che è nello stesso periodo. A questa difficoltà, negli ultimi anni se n’è aggiunta un’altra: la runcard che il corridore straniero deve sottoscrivere. Non è questione dei 30 euro, ma del sentirsi presi in giro. Cosa se ne fa un tedesco degli sconti offerti dalla Runcard?».

«Trovo che si sia smarrito il ruolo istituzionale della nostra Federazione. C’è un accanimento continuo, in forma di provvedimenti, contro le corse su strada, sia verso gli organizzatori sia nei confronti degli appassionati, un continuo “mungere la vacca” che va dalla runcard alle qualifiche “gold”, “silver” e “bronze”, dove l’elemento che conta di più è la tassa che paghi, diversamente da quanto accade con le analoghe categorie Iaaf, dove il livello tecnico è il primo parametro per giudicare la qualità di una corsa».

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio Una concorrenza sleale”, di Daniele Menarini, pubblicato su Correre n. 415, maggio 2019 (in edicola da inizio mese), alle pagine 107-108.

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