fbpx

Per un appoggio ideale

28 Aprile, 2019
Foto: Pierluigi Benini

Una domanda che spesso i podisti rivolgono al nostro direttore Orlando Pizzolato è relativa all’appoggio del piede: deve avvenire di pianta o tallone? Proviamo a rispondere coi risultati di uno studio della IAAF (International Association of Athletics Federations) realizzato in occasione dei Campionati mondiali di atletica leggera.

I talloni dei top runner

I ricercatori hanno analizzato i maratoneti di Londra 2017, gara vinta da Geoffrey Kirui in 2:08’27” e nella quale Daniele Meucci si piazzò sesto in 2:10’56”. A ognuno dei 4 giri in programma, i maratoneti sono stati filmati con 2 telecamere per un tratto di 25 m e sono stati poi analizzati molti parametri fisici che hanno consentito un’approfondita analisi della loro meccanica di corsa. 

Per completare la distanza in meno di 2:09’, il vincitore Kirui ha corso alla media di 3’02”/km, quindi a una velocità di poco inferiore ai 20 km orari. Per muoversi a questa andatura, Kirui ha tenuto una frequenza di 186 passi al minuto. L’inglese Hawkins (4° in 2:10’17”) invece ha corso a 3’05”/km, conservando una cadenza ben più elevata: 194 passi al minuto. La frequenza di Meucci è stata di 188 passi al minuto.

A queste velocità il tempo di appoggio a terra è piuttosto breve, cosa che può far pensare a una corsa molto reattiva ed elastica e quindi a un contatto del piede al suolo sulla sua parte mediana, o addirittura di punta. Invece non è stato così: si è visto che dei 71 corridori in gara il 67% appoggiava di tallone, il 30% di mesopiede e solo il 3% di avampiede. I primi 4 classificati (di cui 3 africani), così come il settimo, hanno sempre avuto un appoggio di tallone, dal primo al quarto passaggio davanti alle telecamere. Solo il quinto classificato e il sesto (Meucci) hanno mantenuto un contatto a terra di mesopiede per tutta la maratona. 

Sempre sulla prima metà

Fa quindi effetto osservare come spesso si invitino gli amatori a concentrare le proprie energie e attenzioni sull’avere una corsa con appoggio di mesopiede o di avampiede per poi scoprire che i runner più forti, come i partecipanti a un Mondiale, non mettono in atto la teoria che si crede essere la più corretta. 

È quindi corretto insistere su un tipo di appoggio che non sia di tallone? Io credo di sì, perché può essere vantaggioso sotto l’aspetto meccanico e sfruttare le forze che le strutture elastiche (arco plantare longitudinale e anteriore, oltre alla fascia plantare) accumulano in fase di caduta e contatto a terra. 

Consigli pratici

Se il gesto non ci viene automatico, il primo consiglio è ripeterlo spesso. I lavori ottimali per migliorare la meccanica del contatto dei piedi a terra sono quelli che durano poche decine di secondi, specialmente gli sprint in salita, gli allunghi, l’interval training e le ripetute brevi.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio Per un appoggio ideale”, di Orlando Pizzolato, pubblicato su Correre n. 415, maggio 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 22-24.

Correre Maggio 2019

Sul numero di maggio parliamo di…  Panorama – Da Roma a Milano, nell’ennesimo weekend in cui le maratone delle due città più grandi d’Italia si sono sovrapposte, lo scorso 7 aprile. In parallelo, ecco com’è andata. Allenamento – Come appoggiano i piedi i top runner? I risultati di un recente studio della Iaaf rischiano di […]

SEMPRE IN QUESTO NUMERO

Scarpe: provate per voi le Asics Gel Nimbus 21 e le Brooks Adrenaline GTS 19 

28 Aprile, 2019

“Ammiraglie a confronto” verrebbe da titolare. Su Correre di maggio compaiono due dei nostri famosi test scarpe, dedicati questa volta ai modelli di punta della collezione running primavera-estate di due brand che sono nel cuore dei runner più appassionati: Asics e Brooks.  Tanto la Asics Gel Nimbus 21 quanto la Brooks Adrenaline GTS 19 sono […]

Correre felici anche in menopausa

28 Aprile, 2019

Insonnia, gonfiori, vampate di calore, aumento di peso, sbalzi d’umore improvvisi. Sono solo alcuni dei sintomi, uniti a un senso di disorientamento generale, che accompagnano questa fase della vita di una donna, estremamente delicata e dalle tante implicazioni, sia fisiche sia psicologiche.  Come sempre accade, praticare regolarmente attività fisica, abbinandola a un’alimentazione salutare, permetterà anche […]

L’importanza dei pasti post gara 

28 Aprile, 2019

Punto primo: una volta terminata la gara non è indispensabile abbuffarsi al ristoro. La fame che ci assalirà nelle ore successive andrà soddisfatta con un minimo di autocontrollo e così dovrà essere anche nei giorni successivi, se non vogliamo salire di peso. L’intenso svuotamento energetico e il consumo proteico legato all’usura muscolare e tendinea richiedono […]

Una concorrenza sleale

28 Aprile, 2019

  Certificato medico per gli stranieri e runcard sul banco degli imputati per il nanismo delle corse italiane. Due veri danni per i nostri organizzatori, perché contribuiscono a dirottare sulle corse di altri Paesi le iscrizioni che potrebbero arrivare dall’estero. È l’opinione del presidente della commissione Iaaf per le corse su strada, Carlo Capalbo, che […]

Doppia maratona, sì o no?

28 Aprile, 2019

Alcuni professionisti lo fanno: corrono una maratona ed entro il mese successivo replicano con una seconda. Ma l’amatore che corre su strada? Come capire se si è pronti alla doppietta o se, al contrario, è necessario ripartire con una programmazione mirata dopo alcuni mesi di scarico?  Una riflessione su tutte Va innanzitutto messo in chiaro […]

La mente che corre con noi

28 Aprile, 2019

Ho preso l’abitudine di accogliere i lettori della newsletter proponendo loro ogni volta una traccia-madre, un filo conduttore che percorre le pagine del numero di Correre che andiamo a presentare ponendosi come un’archi-trave, una struttura portante del numero stesso. A volte questo comune denominatore è evidente, come quando un argomento raggiunge le dimensioni del dossier […]