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Tra appoggio e drop

31 Marzo, 2018
Foto: 123rf

Troppo spesso si classificano le tipologie di appoggio senza considerare la variabile della velocità. Correre a 20 km orari è profondamente diverso che correre a 10 km orari: sono gesti tecnici differenti, anche per il medesimo atleta. Tendenzialmente il tempo di appoggio cresce al diminuire della velocità e tale aumento può esaltare i potenziali difetti biomeccanici del soggetto, ma riduce statisticamente la spesa energetica a parità di velocità.

Sull’avampiede

Si può correre a 5’/km appoggiando solo l’avampiede? Certo che sì, anche se non è conveniente ai fini del dispendio energetico, che risulta molto maggiore. A queste velocità conviene allora appoggiare il retropiede, soprattutto se le nostre percorrenze sono nell’ordine delle decine di chilometri.

Correre con appoggio diretto sull’avampiede aumenta però l’effetto ammortizzante dell’impatto con il terreno, “attiva le nostre sospensioni” e diminuisce gli effetti torsionali della tibia, dettati da un più esteso movimento di pronazione del piede.

Scegliere il differenziale

Veniamo al drop della scarpa. Più si abbassa e più aumenta l’angolo percorribile dal braccio di leva costituito dal piede. In tal caso muscolo e tendine possono eseguire un lavoro eccentrico aggiunto in stiramento. Quindi, più basso è il drop, più rendiamo efficiente il sistema da un punto di vista prestativo, con però una maggior richiesta elastica ed energetica.

Scalzi, quali i rischi

Negli anni ’70 Valery Borzov ˗ già campione olimpico dei 100 m ˗ in un raduno a Formia stupì tutti i presenti, Pietro Mennea compreso, strisciando sul terreno a velocità impressionante con la sola forza di trazione delle dita dei piedi, ovviamente scalzi. Allo stesso tempo nessuno vide mai Borzov correre a piedi nudi. Ciò significa che per esercitare la muscolatura intrinseca del piede non occorre farsi del male correndo scalzi: ci sono altre esercitazioni tecniche molto più efficaci.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Tra appoggio e drop”, di Luca De Ponti, pubblicato su Correre n. 402, aprile 2018 (in edicola da mercoledì 4 aprile), alle pagine 83-84.

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