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5 consigli per personalizzare la preparazione

25 Giugno, 2019
Foto: 123RF 

In quali allenamenti il podista si esprime meglio? Qual è il livello e il tipo di sforzo che lo mette più in difficoltà? Sono queste le domande-riflessioni che si pone Orlando Pizzolato nel suo contributo tecnico pubblicato su Correre di luglio, rivolto soprattutto ai runner che agiscono anche come personal trainer di altri appassionati, ma anche a tutti quei podisti che amano avere consapevolezza del proprio allenamento.

Punti di forza e di debolezza 

«Il primo aspetto – precisa il direttore di Correre -, ovvero il punto forte, è l’elemento tecnico a cui mi affido per dare al runner la soddisfazione di poter correre con facilità, ma non conviene investirci tanto tempo ed energie, perché il margine di crescita tende a essere piuttosto ridotto.

Relativamente al secondo punto, è necessario valutare quanto convenga lavorare sull’aspetto in questione, perché ha senso insistere solo se si tratta di un elemento tecnico con reali effetti vantaggiosi per il miglioramento della prestazione.» 

La capacità di reazione 

«Quanto a lungo – si chiede ancora Pizzolato – bisogna insistere sulla carenza fisiologica per verificare dei cambiamenti? La risposta è, tutto sommato, semplice, perché ho rilevato come molto dipenda dall’età del podista, oltre che dalla sua carriera. Per chi corre da poco, anche se è già avanti con l’età, il miglioramento è progressivo e costante e in questi casi l’evoluzione fisiologica ha una parabola lunga alcuni mesi. La maggioranza dei podisti che alleno ha più di 40 anni (il 27%), una buona parte arriva a 50 (il 22%) e il 12% supera questa soglia.» 

«In questi casi la sollecitazione dei meccanismi fisiologici che intendo migliorare non deve durare a lungo: non vado mai oltre le 6 sedute specifiche consecutive, ma non ne propongo meno di 4, perché i tempi di adattamento sarebbero inadeguati.» 

Quando è tempo di cambiare

«La variazione dello stimolo – prosegue poi Pizzolato – è correlata anche al far acquisire consapevolezza tecnica, ma per arrivare a questo punto ci deve essere anche una disponibilità della “controparte”, perché ci sono amatori che mal tollerano i cambiamenti. In questi casi, non abbandono la vecchia strada e si procede come da manuale, stagione dopo stagione.»

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Sedute, domande e risposte”, di Orlando Pizzolato, pubblicato su Correre n. 417, luglio 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 26-28.

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