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Quel magico mix tra allenamento e recupero, nella corsa come nella vita 

Davide Raineri (Foto: Arch. Fidal)
Di: Daniele Menarini

Al volo, a rivista pressoché chiusa, abbiamo riaperto i file per trovare spazio per l’impresa di Yemaneberhan Crippa, che nei 5.000 m del Golden Gala è diventato il terzo italiano di sempre con un eccellente 13’09”52 (il record italiano di Salvatore Antibo è di 13’05”59 e resiste da 29 anni). Oltre a quella di Crippa e quelle “stacca-biglietto” per i Mondiali di Doha dei due siepisti Yohanes Chiappinelli e Osama Zoghlami, quella sera all’Olimpico il mezzofondo italiano ha registrato un’altra grande prestazione. In applicazione di una disposizione della Iaaf per tutti gli appuntamenti della Diamond League, infatti, da alcune edizioni anche il Golden Gala si apre al pomeriggio con una serie di gare riservate al settore Master. È in quel contesto che ha preso forma, giovedì 6 giugno, lo show tecnico di Davide Raineri (nella foto), che ha stabilito il primato del mondo del miglio per la categoria M 45 (atleti di 44-49 anni) correndo i 1.609 metri in 4’13”96. 

Ancora più della performance, di questo agente di polizia ferroviaria colpisce l’intera storia personale, già raccontata da Saverio Fattori su Correre nel numero dell’agosto 2017: nel 1992 Davide torna dai Campionati mondiali Juniores di Seoul, in Corea del Sud, con un dodicesimo posto sui 5.000 m che lo autorizza a sognare in grande. Una borsite a un ginocchio, pochi mesi dopo, lo convincerà invece a porre fine alla carriera in pista. Diventerà un poliziotto, si sposerà e avrà due figli, che al campo di atletica sentiranno parlare del padre e gli chiederanno di tornare a correre, per loro e con loro. Oggi Raineri “2.0” è un ultraquarantenne capace di correre, ad esempio, quest’anno i 3.000 m in 8’20”68 e gli 800 m in 1’56”69, oltre ai 1.500 m in 3’53”11 nel 2017.

Davanti a una vicenda come questa diventa doverosa una domanda scomodo-antipatica: non è che Davide Raineri è così forte e integro anche perché, avendo smesso di correre per vent’anni, dai venti ai quaranta, non ha logorato tendini, ossa e muscoli come capita a tutti noi “incalliti” appassionati di corsa? 

Su questo confine tra impegnarsi e riposarsi, tra cercare di curare, negli allenamenti, gli aspetti che ci permettono di migliorare (Pizzolato) e capire quali tipi di cibi contengano le proteine di maggior qualità (Speciani), verte molto del messaggio che Correre come in ogni numero cerca di mandare agli appassionati. 

Questa volta la frase che rubiamo al linguaggio TV è “E non finisce qui”, perché il bilanciamento fatica e rigenerazione resterà centrale anche nei prossimi numeri di questa lunga e appena cominciata estate del running.

Buona lettura.

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