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Intervista: “Ricomincio da tre”, la nuova vita da allenatore di Stefano Baldini

23 Febbraio, 2019
Foto: Francesca Grana

Dalle parole ai fatti: dopo i progetti “futuri” raccontati su Correre di novembre, la carriera da allenatore di Stefano Baldini è iniziata con Valeria Straneo, Lorenzo Dini e Samuele Dini.

Siamo così ritornati a incontrare il campione olimpico di maratona 2004, che ha risposto alle domande di Francesca Grana:

Quale, delle tre “candidature”, l’ha sorpresa di più?

«Sicuramente quella di Valeria, con cui avevo un rapporto meno stretto. Ci eravamo incontrati quando iniziai a lavorare in Fidal, come tecnico di supporto ai raduni federali».

«I Dini, invece, li conosco già da tempo e abbiamo sempre avuto un buon feeling. Ho iniziato a lavorare con loro poco dopo aver interrotto la mia carriera professionistica, in qualità di tutor del Progetto Azzurro. Loro non avevano ancora 18 anni, ma erano già stati inseriti nel gruppo di ragazzi più promettenti su cui puntare, affiancati da alcune figure di riferimento come Fabrizio Mori, Gabriella Dorio e il sottoscritto. Quando venni nominato DT del Settore Giovanile, prima, e anche Sviluppo, poi, ho avuto modo di seguirli da vicino in nazionale, come agli Europei di Rieti del doppio argento e agli Europei di cross delle medaglie a squadre».

Come si vede in questa nuova veste?

«Mi vedo bene. E mi piace molto. In realtà non si tratta proprio di una novità, visto che anche da DT seguivo sul campo le attività di allenamento dei tanti ragazzi coinvolti nei raduni federali e, durante l’anno, rimanevo in contatto coi loro tecnici per farmi aggiornare sul proseguo dei programmi. Tra l’altro, allora non si trattava soltanto di fondo e mezzofondo, ma la curiosità e l’approfondimento riguardavano tutte le specialità dell’atletica… era come essere costantemente all’università! La vera novità, adesso, è il lavoro quotidiano sempre con le stesse persone».

Il primo passo per diventare allenatori?

«Sapersi ascoltare. Da professionista, fra raduni e gare in trasferta, mi capitava di stare lontano da casa oltre 180 giorni all’anno. Un atleta evoluto deve essere capace di diventare anche un po’ allenatore di sé stesso, il che vuol dire recepirne lo stimolo allenante contenuto dal programma. È la differenza fra gli atleti che seguono e atleti che interpretano. Se sei il secondo tipo di atleta, in realtà hai già iniziato un po’ ad allenare».

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio Ricomincio da tre”, di Francesca Grana, pubblicato su Correre n. 413, marzo 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 76-81.

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