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Allenamento ultratrail: correre alla “Fine del mondo”

Foto: Francesca Grana
Di: A cura della redazione

Due donne con la corsa nel sangue hanno scelto di mettersi alla prova su una distanza e una condizione tecnica che non hanno mai affrontato prima. Lo faranno il 6 aprile, nella parte argentina della Terra del fuoco, nella prima edizione della Utmb Ushuaia. 

Di seguito i primi passi mossi insieme durante il primo incontro delle due protagoniste (Francesca Grana e Carlotta Montanera) al Trail Running Coaching di Alessandria, il servizio di consulenza sportiva rivolto a tutti gli atleti di trail running, in cui confluiscono le competenze professionali di Fulvio Massa e l’esperienza da top trail-runner di Simona Morbelli.

Su Correre di marzo, Fulvio Massa coglie l’occasione per spiegarci cosa occorre per organizzare una preparazione “mirata“, cioè allenamenti personalizzati per un determinato obiettivo. 

1. Conoscenza dell’atleta

In questa sezione (scrive Fulvio Massa) approfondisco le abitudini e le caratteristiche del soggetto: che tipo di lavoro svolge, quante volte si allena alla settimana e come sono le sue abitudini nella distribuzione dei carichi, quante ore ha a disposizione per allenarsi, quali gare ha fatto e con quali prestazioni, che sport praticava da giovane, quali infortuni ha subito nel corso della sua vita, le abitudini alimentari, le scarpe utilizzate, l’utilizzo o meno di plantari e tanti altri particolari che possono risultare utili per poter stimare le sue potenzialità con i relativi punti forti e punti deboli.

2. Valutazione pratica della tecnica di corsa

La valutazione del gesto tecnico viene effettuata in palestra attraverso la corsa sul Walker View di Tecnobody, in grado di fornire in tempo reale tutti i parametri necessari a descrivere le caratteristiche tecniche dell’atleta e a memorizzarne i dati.
Le informazioni che sintetizzo si articolano in variabili posturali e articolari e variabili tecniche. 

3a. Programmazione: lo studio della gara

Simona e io abbiamo una mentalità estremamente meticolosa nell’approccio alla gara e prima dell’incontro avevamo studiato approfonditamente le caratteristiche del percorso: 50 km con 3.000 m di dislivello positivo (+), con altitudine minima sul livello del mare e massima di 1.100 m +. Lo studio del profilo altimetrico vede i primi 5 km facili, poi presenta la salita più importante della gara con 1.000 m di dislivello in circa 5 km, praticamente un “chilometro verticale”! Poi un tratto in quota caratterizzato da continui saliscendi e infine dal 25° al 50° chilometro un tratto relativamente piatto, ma con l’incognita della tecnicità del fondo, trattandosi di una prima edizione.

3b. Programmazione: allenamenti personalizzati

È evidente che dal punto di vista atletico Carlotta e Francesca abbiano solo una cosa in comune: l’obiettivo. Come atlete hanno provenienze e caratteristiche differenti e di conseguenza gli allenamenti che dovranno sostenere non saranno uguali. 

Dal punto di vista “coaching” il prossimo obiettivo sarà quello di accompagnarle in un’uscita in montagna per valutare e correggere ogni aspetto relativo alla corsa in natura: gestione degli appoggi, delle traiettorie, atteggiamenti in salita e discesa, uso dei bastoncini, alimentazione ed equipaggiamento.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio Correre alla Fine del Mondo”, di Fulvio Massa, pubblicato su Correre n. 413, marzo 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 61-65.

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