Siamo nati per muoverci

Ormai la scienza ha riconosciuto senza riserve l’importanza dell’esercizio fisico. Addirittura esso è ora considerato un farmaco da “somministrare”, dosando frequenza, intensità, durata e tipo di sforzo, in base alle caratteristiche del paziente. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente emanato delle linee guida sulla prescrizione dell’esercizio a seconda delle varie patologie. Se abbinato anche a una dieta sana, è uno strumento di prevenzione e spesso anche di cura molto potente.

Non siamo fatti per stare seduti

Quest’anno è uscito uno studio su Annals of Internal Medicine che ha evidenziato come stare seduti dalle 8 alle 12 ore al giorno aumenti il rischio di infarto, diabete e cancro, a prescindere dalla quantità di esercizio fisico svolto. Questo deve farci riflettere sul fatto che la sedentarietà è un fattore di rischio molto importante e non va sottovalutato.

Una prescrizione personalizzata

Non bisogna dimenticare però che lo sport, come ogni cosa, ha anche dei lati negativi, o meglio, degli effetti collaterali. Infatti è fondamentale considerare lo stato di forma e le eventuali patologie del paziente, in quanto non ci si può improvvisare atleti da un giorno all’altro. La Medicina dello Sport è la specialità che meglio si occupa di stabilire il tipo di esercizio più adatto per il soggetto, attraverso test da sforzo che escludono disturbi cardiaci e respiratori e individuano la giusta intensità e durata.

Come mai allora, nonostante l’evidenza, la maggior parte dei professionisti si dimentica di prescrivere esercizio fisico e dieta per patologie come diabete e ipertensione?
Ne parliamo su Correre di ottobre insieme a Paola Bruzzone, medico di segnale, specialista in Medicina dello Sport.