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Molto Mayor e poco Soto

22 Ottobre, 2015

E’ arrivato e con fascino tipico dei figli della realtà cubana ha tenuto botta per oltre due ore. Javier Sotomayor primatista del mondo del salto in alto con 2,45 ieri era a Milano presso l’università degli Studi (Scienze Motorie) invitato dalla Fidal Lombardia in accordo con l’Associazione Italia – Cuba.

Premessa d’obbligo Soto, come viene comunemente chiamato, è un personaggio che può essere paragonato ad Alberto Danger Juantorena, ovvero una specie di mito viaggiante di Cuba che non perde occasione per magnificare l’isola caraibica e i suoi pregi. Il 44enne cubano ci ha ricordato che tra le discipline che praticava da bambino, non amava di certo il salto in alto e che poi a 14 anni saltò 2 metri, a 16 2,33, da juniores 2,36. Niente male eh?

La sua progressione è stata: nel 1988 2,43; nell’89 2,44; nel 1993 l’anno del mondiale a Salamanca in Spagna arriva il record del mondo che ancora resiste con 2,45, nonostante i ripetuti attacchi nel corso degli ultimi 2 anni dei vari Bondarenko e Barshim. Anzi ha ammesso candidamente che l’ex sovietico almeno sino a due anni fa lo riteneva il migliore, il suo successore, ora, invece, punta di più su Barshim.

“Anche l’Italia ora ha tre specialisti di valore, Fassinotti, Tamberi e Chesani, mentre in passato devo ringraziare lo svedese Sjoberg che mi ha dato tanto filo da torcere, l’ho detto pure a lui in occasione di una trasmissione televisiva a L’Avana con Patrick ospite in studio”. Il balzo mondiale è stato vivisezionato dai ragazzi dell’università mostrato su di un video con tanto di applausi al momento del volo. L’asticella ha ballato parecchio, ma alla fine è rimasta sui ritti.

A Soto da ragazzo piacevano gli ostacoli e il salto triplo, poi è finito a elevarsi verso il cielo… A Cuba si vive in un ambiente non certo favorevole per lo sport, magari anche con impianti fatiscenti, ma tra il pubblico una signora cubana che vive in Italia da 25 anni, allenatrice di atletica, non ha perso l’occasione di ricordare che nell’isola l’educazione fisica è una sorta di medicina preventiva che parte dall’asilo nido!

Poi tra le molteplici domande molte sono state tecniche: la fase aerea, lo stacco, la preparazione, i ricordi e dulcis in fundo non poteva mancare la questione doping. Sotomayor ha subito detto: “Io non mi sono mai dopato”!

Il fatto in questione avvenne nel momento del suo ritiro annunciato nel 2001 (ottobre) mentre la positività avvenne nel meeting di Tenerife di luglio, ma il soldatino di Fidel il suo ambasciatore che per 10 anni portò in giro il nome di Cuba, sostiene che tra il primo e il secondo campione e i risultati fossero discrepanti.