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Intervista – Un runner d’eccezione: Giovanni Storti

09 Dicembre, 2013

E sul clamore che fa da colonna sonora della vigilia della maratona di Reggio Emilia, ecco che piomba Giovanni Storti, attesa star dell’expo, per la presentazione del suo Corro perché mia mamma mi picchia (Mondadori), scritto a 4 mani con Franz Rossi, che lo accompagna e, finché gli riesce, prova a far da filtro tra l’amico vip e l’affetto del pubblico.

Il dialogo si svolge sul palco al centro della fiera del running e paralizza la circolazione all’interno del palazzetto. Il botta e risposta con Daniele Menarini fa emergere l’animale da palco, che non dimentica gli altri componenti del Trio: «Quando abbiamo chiesto la prefazione a Giacomo, ha commentato “Certo che ormai scrivono cani e porci!”» e ancora «Aldo ci viene comodo quando c’è da fare la squadra per l’Arrancabirra: ormai non corre più tanto, ma sulla birra si difende bene!».

Percepito dai più come un trail runner, precisa: «Amo la corsa in natura, ma non per questo ho smesso di correre anche in strada e in pista. E, quando capita, faccio pure i cross. Ho fatto anche il miglio in pista: la più grande fatica della mia vita! Mi si è presentato un male alle gambe della Madonna e mi ha detto: “Piacere,  io sono l’acido lattico”. Cambia l’approccio, ma la passione è la stessa: quando corri con le chiodate o una maratona sei più attento al cronometro, mentre in un trail il tempo diventa una cosa secondaria».

Sul Tor de Géants, concluso quest’anno dall’amico Franz Rossi, anima della rivista X:Run, ci tiene a precisare che: «In realtà significa “la torre di Giovanni”, dove ovviamente la Torre, come si può notare, sono io!». E non si scompone nemmeno quando il condirettore di Correre gli confessa di ritenerlo il perfetto sosia di Dorando Pietri: «… Ma io sono Dorando Pietri!”.

Si passa poi alla tecnica di scrittura a quattro mani. «Del resto attacca Menarini mi risulta che anche per i lavori del Trio tu sia abituato alla scrittura collettiva, che non è facile». «In realtà ribatte Giovanni funziona così: io detto, Giacomo scrive, Aldo fa finta di rileggere». Poi si concede una finestra di seriosità: «Ci sono, semplicemente, passaggi scritti da Franz e altri che sono miei. Occhio che, poi, chi compra il libro alla prossima occasione verrà interrogato, e mi aspetto che mi si sappia dire, punto per punto, chi dei due l’ha scritto e guai a chi sbaglia!»

I due autori hanno poi superato un muro di affetto, prima firmando le copie del libro a bordo del palco, poi rifugiandosi nello stand di Correre da dove hanno accolto gli appassionati per foto e altri autografi.

Il giorno dopo hanno concluso più che degnamente la maratona del Tricolore, giungendo sul traguardo di Reggio Emilia, insieme, in 3:45’38”.  
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