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Il declino della corsa in una tesi di laurea

26 Marzo, 2015

Michele Belluschi, classe 1992, buon atleta e studente di Statistica, è nato con un marchio di fabbrica che lo redime: il padre è Elio Belluschi, uno della generazione dei “fuoriclasse lavoratori”, gente capace di farsi 8 ore di ufficio ogni giorno ma anche di correre i 10.000 m in 29’28”. Per Michele la passione è nel sangue, fortissima, ma non è facile arrivare a emulare papà. Non hai nemmeno la miglior prestazione del pianerottolo anche se i 10.000 m li corri in 31’26”. Allora vuole capire, capire perché lui non va forte come il padre e perché la sua generazione sembra infinitamente più debole rispetto alle vecchie leve. Decide così di impostare la tesi di laurea su questa analisi, di oggettivare matematicamente il declino.

Saverio Fattori lo ha incontrato per Correre e ne è uscita un’intervista, pubblicata sul numero di marzo, ricca di riflessioni e curiosità. “Le informazioni raccolte sono molte e mi hanno permesso di redigere una graduatoria che elenca gli 889 atleti italiani più forti di sempre sulla distanza -spiega Michele Belluschi – Si arriva fino al tempo di 30’50”. I numeri che fanno più effetto sono sicuramente quelli relativi alla quantità. Nel 1991 ci sono stati 148 atleti che hanno corso la distanza sotto il limite dei 30’50”.

Le nidiate migliori?
«Spaventosi i nati nel decennio dei Sessanta. La classe 1963 (quella di Panetta, Mei e Nicosia) ha prodotto 31 atleti capaci di fare meno di 30’50”. Di contro non c’è un nato nel 1981 che abbia corso un 10.000 m sotto i 30’. E dubito ci sarà mai a questo punto.»

L’intervista completa, una vera chicca per gli appassionati di numeri, tempi e statistiche, nel numero in edicola.