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Ladany

Giornata della memoria: l’Olocausto nel ricordo del marciatore Shaul Ladany, l’uomo che sopravvisse due volte

Shaul Ladany (Foto: Arch. Ladany)
Di: Daniele Menarini

Era il 25 marzo 2011 quando Correre partecipò alla prima, storica edizione della maratona di Gerusalemme. Sulle pagine del numero di giugno di quell’anno (n. 320), la gara fu descritta da Roberto Giordano, che raccontò la propria faticosa corsa di 42,195 km caratterizzati da interminabili salite, e da Andrea Schiavon che, invece, la maratona la percorse camminando assieme a Shaul Ladany, marciatore della nazionale israeliana che aveva partecipato ai Giochi olimpici di Città del Messico 1968 e Monaco di Baviera 1972. In quel 2011 Ladany avrebbe compiuto 75 anni. Ottenne dall’organizzazione della gara il permesso di partire due ore prima, cosicché i due poterono tagliare il traguardo entro il tempo massimo previsto. Un’esperienza di dialogo in cammino che Schiavon tradusse nel libro “Cinque cerchi e una stella” (premio Bancarella Sport 2013) dedicato proprio alla vita di Shaul Ladany, “l’uomo che sopravvisse due volte”: da bambino, al campo di concentramento di Bergen Belsen, e poi da atleta, alla strage di Monaco ’72.

Il lager

Nato a Belgrado, il 2 aprile 1936, in una famiglia di ebrei di origine ungherese, Ladany, da bambino, nel 1944 finisce internato nel campo di concentramento di Bergen Belsen. 

«Ancora adesso ricordo ogni singolo giorno trascorso lì, anche se avevo solo otto anni: la fame, il freddo, la pioggia, i continui appelli, il filo spinato, le reti elettrificate, le torri di guardia e le SS che gridavano continuamente», ha raccontato in quell’intervista su Correre.

Dopo la seconda guerra mondiale, il 20 dicembre 1948 riesce a sbarcare ad Haifa e da quel momento vive in Israele, dove diventa un professore universitario di ingegneria e un atleta di alto livello nella marcia.

Più volte è costretto a sospendere lavoro e sport per indossare di nuovo la divisa da ufficiale di artiglieria: lo fa per la “Guerra dei sei giorni” (1967) e di nuovo per quella di Yom Kippur (1973). 

La strage alle Olimpiadi

Come marciatore Ladany vive una prima esperienza olimpica a trentadue anni, partecipando ai Giochi di Città del Messico 1968, dove si classifica 24° nella 50 km di marcia. Quattro anni dopo, all’età di 36 anni, viene di nuovo convocato per i Giochi olimpici, nella tragica edizione di Monaco di Baviera 1972. 

Il 3 settembre 1972 si classifica 19° nella 50 km di marcia (nella foto). Due giorni dopo, nella notte tra il 4 e il 5 settembre, un commando palestinese denominato “Settembre nero” fa irruzione al numero 31 di Connolly Strasse, dove è ospitata la delegazione israeliana. Quella che resta nella storia come “Strage di Monaco” conterà alla fine 17 morti: 11 componenti la squadra di Israele, 5 terroristi e un agente di polizia. I terroristi prendono in ostaggio gli ospiti degli alloggi 1 e 3. Ladany, con altre cinque persone, si trova nell’alloggio numero 2 e per questo si salva, riuscendo a fuggire da un’uscita posta sul retro della palazzina.

«Quando mi dicono che siamo stati attaccati dagli arabi penso che si tratti di uno scherzo – ricordò in quell’intervista a Correre -. Mi affaccio fuori dalla porta e vedo un ragazzo dalla pelle scura e con un cappello in testa che parla con quattro poliziotti tedeschi, davanti al n.1. Qualcuno da una finestra mi fa segno di rientrare. Sull’asfalto c’è una macchia di sangue: è di Moony (Moshe Weimberg, una delle vittime israeliane, ndr). A quel punto, insieme agli altri, decidiamo di uscire da una porta sul retro.»

Chilometri e ricordi

Ora, Shaul Ladany vive a Omer, nel deserto del Negev. La sua incredibile vita, come prima ricordato, è diventata un libro, “Cinque cerchi e una stella” (Add Edizioni), scritto da Andrea Schiavon, giornalista di Tuttosport. Ogni compleanno lo festeggia percorrendo di marcia tanti chilometri quanti sono gli anni che compie. Il prossimo 2 aprile compirà 83 anni.  

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