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Gennaio. Rewind

23 Dicembre, 2013

COSA RESTERÀ DEL 2013?

Me lo sono chiesto nel momento in cui stavo mandando alle stampe questo primo numero dell’anno nuovo. E già mi arriva l’eco della mia Curva sud dei lettori più stagionati, che mi intonano a sfottò la vecchia canzone di Raf! Cose belle e cose brutte, come sempre. Epocali? Presto per indicarle. Forse le bombe sulla maratona di Boston, ma la memoria deve sedimentare. Posso dire che conservo con piacere il ricordo di come, in quell’occasione, si sono comportati tutti, organizzatori e concorrenti. Tra le cose da salvare permettetemi di suggerire il primo atleta italiano centenario in una riunione di atletica, Mario Riboni, non per la performance, ma per la dignità e la serenità. Poi, la vita nei luoghi del terremoto emiliano che riprende anche grazie alla corsa, la ruota di Valeria Straneo sul traguardo di Mosca, le storie, in ordine cronologico di outing, di Mario Scapini, Emma Quaglia e Ivana Iozzia che raggiungono il cuore degli appassionati. Perché il vero testimonial, oggi, è quello che trasmette se stesso, al completo delle battaglie sostenute per la propria salute. Perché è sulla comunicazione che ci si è interrogati tanto ed è stato giusto farlo, poiché su questo terreno già da tempo molto sta cambiando. Che mi piaccia o no, nei fatti del 2013 da conservare è opportuno che rientri un episodio della pubblicità: le bottiglie della bevanda gassata più famosa del mondo con i nomi di battesimo sull’etichetta. L’idea è già stata imitata, duplicata e finita nel tritacarne dell’ironia, ma se un colosso di quelle proporzioni ha sentito il bisogno di personalizzare un prodotto che più di largo consumo non si può, io ne deduco che questa è la frontiera con la quale chi comunica si deve e si dovrà confrontare: l’identità delle persone. Noi non ci possiamo permettere di personalizzare Correre con il nome del lettore. Possiamo però impegnarci a proseguire nel ridurre la distanza tra ciò che raccontiamo e la vita concreta dei runner in ogni parte d’Italia. Uno sforzo che si materializza, ad esempio, nell’aumento delle pagine dedicate alle Voci della corsa: da questo numero si apre uno spazio fisso sulla Capitale, curato da Marco Raffaelli, mentre Julia Jones e Maria Comotti partono da Roma per girare l’Italia e raccontare, di numero in numero, la vita delle donne che corrono. Resterebbero da ricordare le cose brutte del 2013. Una, rassegnamoci, ce la porteremo dietro ancora: l’ampiezza del problema doping, simboleggiata da quel disastroso pene finto di Licciardi, che si è fatto il giro del web; l’altra, con un po’ di fortuna, il 2014 me la eviterà: la volta che, guardando in televisione i bagnanti che soccorrevano i clandestini naufragati, ho visto quello (quella?) che correva sulla spiaggia in mezzo ai cadaveri. Pausa, stop, tasto “play”. Buon anno a tutti.