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Tutti i rischi della frenata

Foto: 123rf
Di: A cura della Redazione

 

Un recente studio nel campo della biomeccanica, svolto in Canada all’Università della British Columbia, presentato all’American College of Sports Medicine conference e pubblicato dallo Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, ha dimostrato come la forza con quale si arresta la propria corsa sia una causa importante di infortuni. 

Scoperta sorprendente

Per effettuare questo studio si è chiesto a 74 runner di sesso femminile di prestarsi a una completa analisi della loro biomeccanica, correndo su un tappeto rotante, con 42 marker riflettenti fissati in punti chiave del corpo (arti, tronco e testa), mentre sei telecamere ad alta velocità registravano tutti i loro movimenti. Ciò ha permesso ai ricercatori di calcolare le forze agenti sulle diverse parti del corpo durante le varie fasi di corsa. Per 15 settimane le runner coinvolte hanno quindi seguito un programma di allenamento per la mezza maratona, concluso da 65 delle partecipanti, durante il quale il 33,8% di loro sono incorse in infortuni. 

Frenata e infortuni

Durante la ricerca sono stati approfonditi fattori ritenuti in precedenza di secondaria importanza, fra cui la forza di frenata, cioè la forza orizzontale con cui il piede atterra all’inizio dell’appoggio, subito prima di aderire al terreno e fermarsi. Analizzando le 22 podiste infortunatesi nel corso del programma si è rilevata, con una certa sorpresa, una correlazione diretta con il picco della loro forza di frenata, che quindi da oggi possiamo considerare come maggiore causa di infortuni. 

In conclusione

Indipendentemente dal tipo di scarpe con cui corriamo e dal fondo su cui lo facciamo, abituiamoci a pensare che, per minimizzare il rischio di infortuno, è molto meglio usare calzature che non vincolino eccessivamente i nostri piedi al terreno ma che, invece, gli consentano di compiere atterraggi il più “lisci” possibile.  

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Tutti i rischi della frenata”, di Filippo Pavesi pubblicato su Correre n. 410, dicembre 2018 (in edicola a inizio dicembre), alle pagine 50-54.

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