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Scienza: siamo davvero nati per correre 

29 Ottobre, 2019
Foto: Pierluigi Benini
Nel quindicesimo anniversario dalla sua pubblicazione, vediamo quanto ha inciso l’importante ricerca Born to run: endurance running and the evolution of homo di Dennis Bramble e Daniel Lieberman sulle conoscenze che riguardano l’alimentazione e la salute umana, oltre che sulle possibilità di comprendere le dinamiche dei nostri comportamenti quotidiani

“Quando l’uomo ha iniziato a trasformarsi da scimmia bipede (australopiteco) e da consumatore occasionale di prede altrui (homo habilis) in vero e proprio cacciatore di prede vive (homo erectus, heidelbergensis, neanderthalensis, sapiens) ha dovuto sviluppare contestualmente dei sistemi biologici per sopportare il crescente riscaldamento dovuto all’attività muscolare prolungata. Come in passato già discusso su queste pagine in relazione allo storico lavoro scientifico di Dennis Bramble e Daniel Lieberman (Bramble D., Liebermann D., Nature 432; Nov 2004; Born to run: endurance running and the evolution of homo) che nel mese di novembre compie 15 anni, le modifiche anatomiche che hanno consentito di raffreddare i nostri corpi durante lo sforzo muscolare prolungato hanno riguardato un aumento consistente del numero di ghiandole sudoripare, la perdita della pelliccia, la riduzione della massa muscolare in senso di agilità invece che di potenza (lunghi tendini al posto di potenti masse) e una mutazione (del gene ACTN3) che ha consentito la nascita delle fibre rosse lente resistenti. Grazie a queste varianti il nuovo ominide cacciatore era in grado, a differenza dei suoi predecessori, di correre per alcune ore di seguito sfiancando qualunque preda, poiché aveva la capacità di rimuovere il calore prodotto dai muscoli in modo molto più efficiente rispetto agli altri animali.

Gli effetti della ricerca

Il quesito che oggi ci poniamo è il seguente: come ha inciso questa pubblicazione sugli studi di nutrizione, sulla medicina in generale e sulla comprensione delle dinamiche che governano il nostro comportamento quotidiano? Proviamo ad analizzare insieme che cosa è successo dal 2004 a oggi e scopriremo quanto questo lavoro sia stato determinante per le nostre conoscenze e per la nostra attività clinica.”

Così scrive Luca Speciani su Correre di novembre, analizzando gli effetti che la ricerca di Bramble e Lieberman, nota ai più semplicemente come “Born to run”, ha avuto su nutrizione e medicina in questi quindici anni.

Sulla nutrizione 

A proposito di alimentazione, ad esempio, Speciani commenta come “Il lavoro di Bramble e Lieberman abbia definito con precisione come l’uomo sia un nomade cacciatore raccoglitore che sfianca le sue prede animali attraverso la corsa di durata (caccia persistente, o persistent hunting se qualcuno vuole cercare dei filmati interessanti e scientificamente affidabili su Youtube). Il suo cibo dunque non è e non può essere zeppo di zucchero, farine raffinate, dolcificanti, conservanti, grassi idrogenati. L’alimentazione umana si basa su tanta frutta e verdura, sulla cacciagione, su uova, insetti, vermi, molluschi (proteine di raccolta) e su qualche fonte di carboidrati complessi e integri (radici commestibili, semi, noci, legumi) sempre diversi e in piccole quantità. Qualunque opinione diversa da questa, che ignori le conclusioni di Bramble e Lieberman, non ha più, dopo il 2004, cittadinanza scientifica”.

Nota: Questo testo rappresenta una sintesi del servizio “Continuiamo a essere nati per correre”, di Luca Speciani, pubblicato su Correre n. 421, novembre 2019 (in edicola a inizio mese), alle pagine 85-87.

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