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Il viaggio della corsa verso la normalità

Foto: Giacomo Buzio 
Di: Daniele Menarini
Esperienze come il Tor des Geants e ricerche come quella di Bramble e Lieberman hanno aggiunto conoscenza sul valore della corsa. Altrettanto può fare ognuno di noi, nel momento in cui decide di sapere di più. A questo scopo, Correre di novembre propone alcuni approfondimenti

Nel servizio che apre il numero di novembre, le immagini del Tor des Geants (nella foto) prendono per mano il lettore per condurlo in una dimensione dominata dall’emozione. Tutto il mondo della corsa che si identifica nel concetto di “ultra”, in fondo, può essere suddiviso in un “prima” e un “dopo” la nascita del “Tor”, dieci anni fa.

Si allargano i confini della normalità

Da quando è entrata in calendario, questa prova di 330 km e 24.000 metri di dislivello positivo ha indotto a guardare con un occhio diverso molti aspetti del comportamento umano sotto sforzo. 

Scrive Pietro Trabucchi, autore del reportage: “Dieci anni fa si conosceva molto di meno di quello che oggi si sa in merito agli effetti fisiologici, psicologici, biomeccanici, chimici ed emozionali dell’ultradistanza”. Vero. Basterà ricordare come il Tor abbia spostato dentro i confini della normalità la deprivazione del sonno e gli stati di allucinazione, “Una cosa – ricorda Trabucchi – di cui i primi finisher parlavano con ritrosia, con pudore, spiattellando lentamente le parole mentre scrutavano le reazioni di perplessità crescere sul viso dell’interlocutore.”

Anche senza arrivare a questi ex concetti-limite, spostare comportamenti prima ritenuti anomali dentro i confini della normalità è un effetto costante della diffusione della corsa. Lo stesso atto del correre è entrato a far parte della normalità. Inutile ricordare che un tempo non era così, soprattutto per le donne. 

Normale è colui che corre

E se oggi la corsa è accettata come un’attività normale anche da chi non corre, in parte lo dobbiamo anche a una ricerca coraggiosa e rivoluzionaria: Born to run: endurance running and the evolution of homo di Dennis Bramble e Daniel Lieberman, dalla cui pubblicazione sulla prestigiosa rivista Nature sono passati esattamente 15 anni (era sul numero di novembre 2004, con copertina dedicata). In questo caso, su Correre di novembre, a riflettere su cosa, grazie a quella ricerca, abbia da allora cominciato a rientrare nella normalità è Luca Speciani, che senza remore afferma: “Nell’ambito della medicina il lavoro di Bramble e Lieberman ha chiarito come l’attività fisica di endurance sia parte ineludibile della nostra vita quotidiana. Siamo animali strutturati per la corsa di lunga durata. Tutti coloro che prima del 2004 ritenevano che la normalità fosse stare seduti sul divano a guardare un telefilm, oggi devono ricredersi: il “normale” è colui che si muove 2-3 ore al giorno a una velocità e con una persistenza in grado, ad esempio, di sfiancare un cinghiale.”    

Conoscere aiuta a correre meglio

Esperienze come il Tor del Geants e ricerche come quella di Bramble e Lieberman hanno aggiunto conoscenza sul valore della corsa. Altrettanto può fare ognuno di noi, nel momento in cui decide di sapere di più. A questo scopo, Correre di novembre propone, ad esempio, gli approfondimenti di Orlando Pizzolato sui segreti del recupero e di Fulvio Massa sui metodi per mantenere sempre il ritmo più elevato possibile nelle corse di trail running.

Buona lettura.

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