fbpx

Zona mista – inviati, vil razza dannata

19 Agosto, 2014

Riflessioni atletiche mentre l’Intercity mi riporta a Milano. Lasciando perdere le analisi prettamente tecniche, fatte di numeri, misure, medaglie, piazzamenti e considerazioni, vorrei fare un inciso su coloro che operano nel campo dell’informazione, tralasciando la televisione.
A Zurigo gli “inviati” della carta stampata rappresentavano i seguenti quotidiani: La Gazzetta dello Sport (2 giornalisti), Il Corriere della Sera, La Repubblica, La Stampa, Il Messaggero. “Inviati” a proprie spese Tuttosport, Il Secolo XIX, Il Corriere dello Sport, Sky, Correre. Dimenticavo i tre in quota Fidal che fanno un lavoro importantissimo. Venti anni fa a Helsinki, anche in quel caso Europei, gli “inviati” erano non meno di venti. Qualcosa vorrà pure dire o no? Sky, che come tutti sanno trasmette le gare in diretta della Diamond League, spedisce i suoi “inviati” negli studi di Milano, tant’è che il loro giornalista di punta, per vedere l’atletica dal vivo, di cui è grande appassionato, come tutti del resto, si è messo in ferie per seguire l’atletica live. Televisione: Rai. Fino a un paio d’anni fa l’emittente nazionale trasmetteva su un canale generalista, ora su una delle reti sportive, con calo di utenti in maniera esponenziale.

Torniamo alla carta stampata. Mi sono sentito dire nell’ultimo mese: “Vai a Zurigo, che bello! Potrai vedere questo e quello”. Vorrei spiegare che fare il giornalista inviato per un quotidiano sportivo comporta una certa dose di masochismo. Vi spiego com’è la giornata tipo. Ci si alza per tempo per seguire le gare che al mattino iniziano attorno alle 10. Occorre arrivare per tempo allo stadio per impossessarsi delle starting list, per ragionare su ciò che accadrà in giornata, dunque almeno un’ora prima se volete stare tranquilli. Il vostro posto in tribuna stampa, potrebbe essere angusto, pieno di fili, sporco, con la toilette lontana, magari i compagni che vi stanno a fianco non vi aggradano (al sottoscritto non è mai accaduto), oppure è al sole e non si possono vedere i risultati che vi arrivano sul terminale (uno ogni 2 giornalisti e un video ogni tre per seguire le gare più lontane dalla vostra posizione). Il tutto si protrae sino all’ora di pranzo, che solitamente viene saltato: incombono infatti le conferenze stampa del giorno dopo, che sono in qualche hotel non a portata di mano. Pertanto scarpinate, mezzi pubblici (gratuiti per la stampa), oppure costosissimi taxi. Scegliete voi.

Nel pomeriggio le gare iniziano tra le 17 e le 18. Prima però si deve stare in contatto con la redazione e discutere i pezzi da trattare: la medaglia, le interviste, i risultati e le anticipazioni del giorno dopo e via dicendo. Molto spesso non si è d’accordo con chi sta dall’altra parte del telefono, ma la stanza dei bottoni sta in Italia. Prima delle 18 arrivano gli spazi da coprire, che mediamente sono espressi in moduli, righe, battute e via dicendo. Si comincia a scrivere mentre gli atleti già sgambettano in pista e la gara che tu volevi seguire attentamente va a farsi benedire. I successivi articoli, di solito, a spanne, due, più un altro d’appoggio, vengono scritti buttando nero su bianco, ascoltando una dichiarazione nella zona mista: altra strada, altri gradini da superare, chiedendo in giro ad altri giornalisti, in un baillamme che aumenta con il trascorrere delle ore e se per caso internet dovesse saltare, ecco il coro delle imprecazioni che arriva fino alle stelle.

Se va bene, verso le 11 di sera si è finito. C’è da conquistare un ristorante. Da una ventina d’anni la Federazione ha inventato Casa Italia, luogo d’incontro tra la stampa e gli atleti. E l’occasione per mangiare un piatto di pasta come Dio comanda, o bere un bicchiere di buon vino. Molti “inviati”, di quelli non a proprie spese, non amano e non hanno mai amato questo ritrovo, perché lo considerano non consono alle loro attitudini, tanto paga il giornale, non loro. Succede però che, passando gli anni i costi si debbono contenere (vi dice niente la spending review?), allora così Casa Italia diventa la Mecca anche per loro. A Zurigo, ad esempio, i ristoranti alle 23 erano già desolatamente chiusi. Casa Italia a quell’ora no. Un piatto lo rimediavi. Dimenticavo: secondo voi di cosa si parla a Casa Italia? Di atletica naturalmente, oppure di sport in generale o di politica. Tutti, ripeto tutti, hanno in tasca la soluzione per migliorare il nostro mondo. Ma a questi “maledetti” o “benedetti” inviati che, vi posso garantire, versano lacrime in continuazione per la difficoltà del loro lavoro, provate ad offrire altre opportunità non giornalistiche di lavoro, vi bruceranno con lo sguardo…

A proposito: a Zurigo ho visto il Letzigrund, il famoso stadio dei record. Il Letzigrund….solo il Letizigrund… a Zurigo ci vado il prossimo mese per un week end con la moglie, mi è parsa una bella città.