fbpx
Foto Giancarlo Colombo

Zona mista – Ha vinto Gebre

Che domenica! Una maratona tira l’altra. Si è andati da Parigi a Rotterdam, da Vienna a Brighton transitando per Milano. Ragguagli su queste gare sui fatidici 42 km e rotti, sono stati riportati su social network, sui quotidiani (leggi Gazzetta dello Sport) e sui blog degli aficionados.

Chi scrive ha visto Milano, e ci mancherebbe! E’ stata una festa, la festa dell’amatore. A parte i soliti mugugni, sentiti in quasi tutte le gare on the road che superano i 10 km, pertanto la stragrande maggioranza, la sensazione è che tutto, finalmente, sia andato bene, compresa la zona partenza/arrivo nel centro storico e non nella landa desolata dell’Expo di Pero.
Il sole, la gente, tutto ok. Adesso però se la quindicesima volta è andata bene, si vorrebbe che la prossima si centrasse anche un risultato degno di reggere un cartellone internazionale.

A Parigi e Rotterdam ci sono stati altri responsi cronometrici. Urge cercare una data senza la concomitanza delle dirette di Formula Uno e di Moto GP e andare in diretta televisiva su Raisport, ma non in registrata alle 21,30, dove l’avversario da battere era Milan-Sampdoria. Quisquilie… direbbe il principe De Curtis, in arte Totò, ma assai importanti.

Due parole sul vincitore, che sotto ogni profilo è stato Haile Gebrselassie, uomo immagine della manifestazione targata adidas, che ha dato retta a tutti, ma proprio a tutti, dimostrando di essere campione anche di pubbliche relazioni: fotografie, autografi, interviste, presentazioni, corse con gli amatori, di tutto di più.
Haile come supporter della gara, dove ha dispensato consigli agli organizzatori, lui che ha realizzato “solo” 26 record del mondo nelle distanze che vanno dai 5 ai 10.000 m, dalla mezza alla maratona e persino un 2000 indoor, è stato ascoltato.

A Milano ha vinto Kenneth Mungara in 2:08’44”, il Danilo Goffi keniano, perché 40 primavere le ha passate, infatti di anni si appresta a compierne 42 di anni. Mungara ha corso la sua prima maratona a 33 anni! Arriva non dalla Rift Valley, ma da Nairobi, ad ogni buon conto sempre di altura si tratta.

Finito? Manco per idea, in pochi se ne sono accorti, ma Usain Bolt comincia a dare segni di vita, e non appena mette fuori il naso chiude i 200 metri a Kingston in Giamaica in 20”20 (v. -0,2). Gli ha risposto immediatamente a Tampa (Usa) Justyn Gatlin (20”10 v. +2,1 sempre nei 200 m).
Ne vedremo delle belle in questa estate che culminerà con i mondiali di Pechino.

Dimenticavo, Alex Schwazer è stato a Rebibbia (ospite, a scanso equivoci di Vivicittà). Ogni volta che starnutirà, lo verremo a sapere.