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Francesca Grana

Zona mista – Scene di caccia (alla maglia azzurra) in Bassa Sassonia

È stata dura, ma alla fine il risultato ci fa tornare il sorriso. Era partita male la Coppa Europa per Nazioni, una sorta di rivisitazione della Coppa Europa ideata da Bruno Zauli, che aveva ben altro sapore. Nella nuova formulazione sono penalizzati i concorsi: solo tre salti o lanci, poi ai primi quattro spetta ancora una prova. Così è da qualche anno, pertanto inutile andare a rimpiangere quella precedente. La nostra formazione era nel novero delle migliori 12 e vi è rimasta, bissando il settimo posto della passata edizione. Al termine della prima giornata le cose erano andate diversamente, i nostri relegati alla decima piazza (le ultime tre retrocedono), con il mezzofondo ridotto a una sorta di comparsa. L’esempio più eclatante è quello di Jamel Chatbi, che nei 5.000 m finiva quasi al passo, non bello, specie per un discreto numero di giovani che vestivano l’azzurro, magari per la prima volta, oppure nutrono ambizioni di indossarlo, prima o poi. Una sfilza di controprestazioni come quella di Tremigliozzi nel lungo, di Secci nel peso e la continua presenza nel triplo di Simona La Mantia, che da tempo non mostra attitudini tali da farle vestire l’azzurro. C’è o non c’è alle sue spalle tale Ottavia Cestonaro?

La seconda giornata azzurra è stata un susseguirsi di buoni risultati, in primis l’antico Fabrizio Donato (triplo) che regala sempre prestazioni di rilievo, atterrando nella sabbia vicino ai 17 metri, garantendosi (e garantendoci) il secondo posto, poi Bonvecchio nel giavellotto (quarto), Chiara Rosa (terza) nel peso. Insomma, si partiva bene, ma il nirvana agonisticamente parlando, per voi amici che amate il mezzofondo, lo abbiamo toccato quando sono scese in pista Federica Del Buono e Giulia Viola. Due scriccioli, ma con attributi di gran valore. Del Buono, lo sanno anche i gatti (lei è vicentina), che è figlia d’arte: di Gianni Del Buono, semifinalista a Monaco ’72 nei 1.500 m, capace di 13’22” nei 5.000 m, pochi giorni dopa a Roma, e di Rossella Gramola, mezzofondista di valore nazionale. Federica, che è già una piccola star, migliora di giorno in giorno e si è dimostrata capace di correre con le più grandi: ha determinazione, acume tattico, grinta e voglia. Scusate se è poco. È giunta quarta, mentre terza è Giulia Viola nei 5.000 m, dove in questo caso oltre agli aggettivi usati per Federica, si deve aggiungere anche capacità di reggere alti ritmi. Giulia ha limato di 3” il personale, portandolo a 15’40”30. Mezzofondo maschile sufficiente, finalmente con buone prove di La Rosa (3.000 m), Floriani (siepi) e Benedetti, ottimo terzo nei 800 m davanti a un tipetto come Pierre Ambroise Bosse. La lista delle buone cose vuole comprendere ancora Vicezino, ottima quarta nel lungo, e una discreta 4×400 donne con Libania sicura, e la 4×100 maschile tutta nuova. Il conto alla rovescia è iniziato, la strada per Zurigo è lastricata dagli assoluti di Rovereto del 18-20 luglio, intanto il CT Massimo Magnani ha messo in guardia quelli che hanno fallito in Bassa Sassonia: “Continuino a lavorare, ma la possibilità di accedere all’azzurro si è fatta oltremodo più difficile”. Dargli torto? Questa volta, proprio no!