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Mondiali – Commento alla 4a giornata: Aman, l’erede di Rudisha. Quinta la Rigaudo

13 Agosto, 2013

Da Yelena a Yelena. La prima è la marciatrice di cui si parla al termine del nostro resoconto, l’altra è la zarina Isimbaeva.

Nello stadio di Mosca, finalmente colmo, la ragazza di Volgograd torna sul tetto del mondo. Una vittoria dal sapore particolare, un ritorno, dopo anni bui, anni tribolati e anni sabbatici. Il declino era iniziato a Berlino 2009 ed è proseguito sino a questo mondiale. Lo scorso anno si era presa un brodino, una medaglia di bronzo a Londra, ma vincere in casa è un’altra cosa. Carattere lo ha dimostrato nel suo stadio, lei era la madrina dei Mondiali, aveva contro la statunitense Stuhr, la cubana Silva, la tedeschina Speigelburg per non parlare dell’altra bellissima, la Murer, che viene dal Brasile. Yelena non è stata perfetta nei primi salti, ma a 4,89 m ha valicato l’asticella alla prima prova: Silva e Sthur sbagliavano. Di corsa poi ad abbraccaiare il tecnico Trofimov, il suo primo tecnico dal quale è ritornata quasi in ginocchio preganodolo di riprenderla. Lei, cocciuta atleta dell’ex Stalingrado, ha poi chiesto 5,07 m. A parte il primo salto, gli altri due sono stati più che decenti: Yelena, Usain e Shally Ann, dunque, sono i principali protagonisti della prima parte di questi mondiali.

L’erede di Rudisha è Mohammed Aman. Era l’etiope l’unico che era stato capace di battere il primatista mondiale degli 800. La prima volta a Milano, nell’ultima “Notturna”, quella del 2011, e lo scorso anno a Zurigo. Dunque era lui il favorito, anche se in giro si vociferava che non c’era un protagonista assoluto. Ma a Mosca il meno che ventenne (chissà se è vero) si è imposto in 1’43”31, gran tempo con un passaggio a metà gara in 50”28, sullo statunitense Symmonds (1’43”55).

Nelle siepi avvincente la lotta africana con la vittoria della keniana Chewnya. L’ultima gara dell’intenso programma erano i 400 m, dove si registra la vittoria, dopo una gara perfetta, di LaShawn Merriit che chiude in un incredibile meno 44”, ovvero un 43”72 strepitoso, mentre Kirani James, l’altro favorito, muore sul rettilineo finale, al punto che al secondo posto ci arriva il connazionale Mc Quoy e terzo il rappresentante della repubblica dominicana Languelin Santos.Tra gli istrioni del mondiale, Bolt ovvio su tutti, non passa inosservato Robert Harting, in arte l’incredibile Hulk, che ha vinto per la terza volta il mondiale del disco e per ben due volte il titolo olimpico. Tra le sue caratteristiche, oltre a quella di saper lanciare lontano, anche con un solo colpo di tranciarsi la maglietta. Oplà, fatto anche a Mosca, per la gioia dei fotografi. Il tedescone, alto 2,01 m, a ogni buon conto è un superman anche della simpatia. In Germania Robert è una sorta di mito vivente, visto di persona durante il meeting di Berlino del 2012.

Si sognava, questa mattina presto. Le immagini televisive ci mostravano Elisa Rigaudo pimpante nella 20 km di marcia. Elisa, cuneese DOC allenata da Sandro Damilano, è sempre stata una delle punte azzurre, la sua medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Pechino è un ricordo ancora indelebile. Lei è una ragazza che non molla mai, allenamenti, stage, gare e famiglia, con un marito che le permette di fare l’atleta a tutto campo. Elisa sapeva che la partita da affrontare era tra le più complicate: russe e cinesi (tra queste ultime alcune, come la terza classificata Hong Liu, sue compagne di allenamento) erano brutte bestie da sconfiggere. Elisa era convinta che le ragazze dell’ex Unione Sovietica avrebbero diviso la prova in due tronconi. Una prima parte più lenta, una seconda velocissima. Ha cercato così di sorprenderle andando all’attacco quasi subito. Yelena Lashmanova, già oro lo scorso anno a Londra e prima a Sesto S. Giovanni lo scorso maggio, tanto per ricordare il colpaccio operato dagli organizzatori lombardi, ha ripreso Elisa Rigaudo in compagnia della connazionale Kirdiapkyna puntando decisamente verso lo stadio moscovita. L’azzurra si è difesa alla grande cercando di limitare al massimo i danni e grazie anche alla squalifica (sacrosanta) dell’altra russa Sokolova ha potuto centrare un bellissimo quinto posto. Migliora di due posizioni il risultato di un anno fa a Londra. Yelena Lashmanova si è messa l’oro al collo chiudendo in 1:27’08”, tre secondi meglio della Kirdiapkyna, La mammina di Boves ha fermato i cronometri dopo 1:28’41”. Bene le altre azzurre Eleonora Giorgi, decima in 1:30’01”, e Antonella Palmisano, tredicesima in 1:30’50”. La marcia non tradisce mai. Dietro a Elisa Rigaudo ci sono già due ottimi rincalzi, Giorgi e Palmisano. Sono il futuro, contiamoci, specie su Antonella capace di un argento sempre nella 20 km poco più di un mese fa a Tampere negli Europei under 23.