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Mondiale di ciclismo: sul tracciato di Imola passa la storia della corsa

archivio Correre
Di: a cura della redazione

Partenza e arrivo all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” e anello di gara lungo le impegnative colline imolesi. Un percorso che, seppur più lungo, in parte ricalca il “circuito dei Tre Monti” utilizzato per il Mondiale del 1968, vinto da Vittorio Adorni. In quello stesso anno e sull’identico tracciato della corsa in bici, si svolse la prima edizione del “Giro podistico dei Tre Monti”, al quale da allora partecipano ogni anno migliaia di runner. Vi riproponiamo l’intervista al grande ciclista e i ricordi degli organizzatori della corsa podistica, pubblicati su Correre in occasione del cinquantesimo anniversario dei due eventi.

Il Mondiale di ciclismo su strada torna a Imola (BO), da giovedì 24 a domenica 27 settembre. La decisione dell’UCI (Federciclismo mondiale) è stata ufficializzata martedì 2 settembre e ha posto fine al ballottaggio con la Francia, che proponeva il tracciato dell’Alta Saona (Borgogna) sviluppato attorno alla salita di “La planche des belles filles”, sulla quale si svolgerà la penultima tappa del tour, sabato 19 settembre. Troppo alti i numeri transalpini del contagio da Covid-19.

Strade che i podisti frequentano da 52 anni

Il circuito del Mondiale 2020 è di 28 km e verrà ripetuto per cinque volte dalle donne (sabato, 23 settembre) e nove volte dagli uomini (domenica, 24 settembre). Le salite presentano pendenze medie del 10% e in un caso del 14%. Si tratta quindi di un percorso che, seppur più lungo, ricorda e in parte ricalca quello di 15 km che venne utilizzato per il Mondiale del 1968, vinto da Vittorio Adorni, domenica primo settembre. In quello stesso anno e sull’identico tracciato, sabato 26 ottobre 1968 si svolse la prima edizione del “Giro podistico dei Tre Monti”, al quale, da allora, partecipano ogni anno migliaia di runner.

In occasione del cinquantesimo anniversario del Mondiale e della corsa podistica, Correre pubblicò un’intervista a Vittorio Adorni (a cura di Sergio Meda) e una agli organizzatori della “Tre Monti” (Correre n. 408, ottobre 2018). Le riproponiamo in sintesi.

Il ricordo di Adorni

«Dei tre strappi il più impegnativo era l’ultimo, poi si rientrava in autodromo – ricordava su Correre Vittorio Adorni (nella foto), che martedì primo settembre ha compiuto 80 anni -. Tra noi corridori i commenti non erano benevoli, c’era chi protestava con i dirigenti italiani perché il percorso mondiale la Federazione internazionale non lo propone, si limita ad approvarlo. Mi ricordo bene anche i giorni di vigilia, tribolati per le illazioni che giravano sul mio conto. Alcuni giornalisti imbecilli scrissero che il ct Mario Ricci mi aveva convocato senza considerare che mi sarei messo al servizio di Merckx di cui ero, quell’anno, compagno di squadra. Visto com’è andata, Eddy ha fatto da gregario a me, quel giorno».

Appena partita la gara, andarono via in 17 corridori, senza alcun francese in fuga. Anquetil e gli altri ricucirono in un paio di tornate il gruppo, poi tornò una relativa calma: «Mi mossi in avanti al terzo giro, in compagnia di Rik Van Looy, cliente scomodissimo, del portoghese Joaquim Agostinho e di un altro azzurro, il veronese Lino Carletto. Dietro lasciarono fare, convinti che quella fuga non avesse alcun senso: all’arrivo mancavano 230 km. Ricci aveva deciso che il ruolo di capitano azzurro l’avrebbe assegnato lo svolgimento della corsa e così io recitai la mia parte, mentre dietro Merckx e Gimondi si controllavano».

Dopo 10 giri si pensò che la corsa avrebbe premiato uno dei quattro fuggitivi, ma nessuno si aspettava che al 13° giro, a 90 km dall’arrivo, Adorni lasciasse la compagnia. «Troppo lontano, secondo loro, pensavano che mi cuocessi, ma quel giorno volavo e difatti sono arrivato con 9 minuti e 50 secondi su Van Springel e oltre 10 minuti sul gruppo regolato da Dancelli».

Ultimo guizzo verbale, Adorni chiude così la rievocazione: «Partimmo in 90 in quel Mondiale, alla fine l’ordine d’arrivo ne annota solo 17. Ne ho mandati parecchi sotto la doccia prima del dovuto…».

Nacque allora il “Giro podistico dei tre monti”

Sabato 26 ottobre di quello stesso 1968 l’autodromo si riempie di nuovo di motori umani. Il Circolo culturale e ricreativo S.A.C.M.I. di Imola organizza il primo “Giro dei Tre monti”, sullo stesso tracciato utilizzato quasi due mesi prima dai ciclisti. In questo caso, però, lo si percorre una volta sola, per 15 comunque micidiali chilometri. «Erano già pronti a partire – ricorda ancora oggi l’organizzatore di allora, Leonardo “Leo” Monduzzi -. Avevamo raccolto 83 iscrizioni. Mentre tutti si scaldano, passa un signore vestito in modo elegante: “Scusate, cosa succede?”, chiede. “C’è una corsa a piedi”, gli spiegano. “Ah… ma posso partecipare anch’io?” “… beh … sì.”, gli rispondono. Il signore si allenta la cravatta e si porta in ultima fila, immobile ad aspettare il via».

Partirono così in 84, tutti uomini. Arrivarono in 79. Vinse Bruno Gnudi, della stessa società Sacmi che organizzava la gara. La “cursa di màt” (corsa dei matti), come a lungo venne chiamata nei bar imolesi, scandì il divenire del podismo a suon di nomi con un posto nella storia, dai due “Franco” del mezzofondo dell’epoca, Arese e Fava, a Paolo Accaputo e Claudio Solone, da Emilie Puttemans (primatista del mondo dei 5.000 m) a Orlando Pizzolato e Gelindo Bordin; subì uno stop di un anno nel 1985 e poi riprese fino a oggi, con l’organizzazione che è passata dal Circolo Sacmi all’Atletica Imola Sacmi Avis e la regia dalle mani di Leo Monduzzi a quelle di Leo Zanuccoli.