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Foto: Piero Giacomelli

Maratoneta e trapiantato, che c’è di strano?

Ugo Boggi è un chirurgo. E’ il direttore dell’Unita Operativa di Chirurgia Generale e Trapianti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, responsabile dei trapianti di rene e pancreas. Ma è anche un maratoneta. E Correre è felice di aprire il numero di novembre con questa sua importante riflessione.

“Gli oltre 2.000 partecipanti alla Alfea Pisa half marathon hanno sentito parlare di maratoneti trapiantati. Nulla di strano, per noi: fin dalla prima edizione, nel 2007, la gara è stata organizzata per incrementare la consapevolezza sul bisogno e il valore sociale del trapianto di organi e tessuti. Raccogliere fondi per fini benefici è il nostro obiettivo principale. E mi ha allargato il cuore vedere quanti concorrenti abbiano aderito all’invito a rinunciare a ritirare il deposito cauzionale per il micro-chip (5 euro) per devolverlo alla nostra associazione, “Per donare la vita-Onlus” (www.perdonarelavitaonlus.it).

Cerchiamo di promuovere la partecipazione attiva dei pazienti trapiantati allo sport sia per offrire loro i benefici medici che a essa si associano (riduzione rischio cardiovascolare in primis) sia per poter dimostrare alla popolazione il risultato che un atto di sublime solidarietà umana, come la donazione, può ottenere (cioè la completa riabilitazione fisica e mentale di persone gravemente malate).

Con questi atleti, che io personalmente considero straordinari, la domenica 27 settembre, trascorsa ad aspettarli sul traguardo, nella magnifica cornice dell’ippodromo e della tenuta di San Rossore, è diventata l’occasione per riflettere insieme su uno degli argomenti più profondi del sentire umano: la morte e l’eventuale donazione degli organi. Siamo addirittura riusciti a parlare al folto pubblico di “donazione samaritana”, espressione coniata per descrivere il caso di un volontario sano che dona liberamente un suo rene a un estraneo senza neppure conoscerlo, e quindi in modo assolutamente anonimo. Un gesto semplicemente meraviglioso. La donazione samaritana offre la possibilità di risolvere alcune situazioni in cui sarebbe altrimenti difficile trovare un organo compatibile.

Gran parte dei partecipanti e del pubblico della mezza di Pisa è stata raggiunta dalle nostre informazioni e considero fisiologico che resti, tra loro, chi non è favorevole alla donazione dei propri organi. Collegato a questo concetto, infatti, c’è il tema sempre difficile della morte, di fronte al quale molti, ancora oggi, si fanno scudo con la scaramanzia. Per questa paura ancestrale non vedo rimedi chiari, salvo quello di continuare a informare il più possibile le persone.

Ciò che penso sia importante trasmettere a tutti i lettori di Correre è che il trapianto è un atto terapeutico meraviglioso. Ha un potenziale enorme, solo in parte esplorato fino a oggi, ed è forse l’unico tipo di cura che, oltre a ciò che può essere messo a disposizione dal sistema sanitario (strutture, medici, farmaci, etc.), richiede un atto di disponibilità personale. Gli spagnoli, che hanno messo in piedi il sistema più efficace al mondo per la donazione degli organi, dicono che “senza donatori non si possono fare i trapianti”.