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Luciano Gigliotti compie 80 anni: buon compleanno “Proffe”!

09 Luglio, 2014

Nove edizioni dei Giochi olimpici affrontate da tecnico, con due medaglie d’oro conquistate da suoi atleti: “le” medaglie d’oro della maratona italiana, Gelindo Bordin (Seoul 1988), Stefano Baldini (Atene 2004).

Senza dimenticare il titolo europeo, sempre in maratona, vinto da Maria Guida a Monaco 2002, primo caso in cui ha accettato di allenare una Donna, che noi scriveremo sempre con la “D” maiuscola, trattandosi di Maria Guida.

Oggi Luciano Gigliotti compie 80 anni, essendo nato ad Aurisina, sul Carso Triestino, il 9 luglio 1934, e da lì sfollato presto a Modena (dove i genitori, profughi giuliani, avevano parenti), per non far la fine dell’infoibato.

Su Correre di luglio, che è in edicola, lo abbiamo ricordato con un servizio in cui Giorgio Barberis, già caposervizio a La Stampa e profondo conoscitore dell’atletica, fa parlare di lui i suoi atleti, scegliendoli tra quelli rappresentativi delle diverse epoche attraversate con identica passione dall’allenatore.

Eccone un estratto:

Renzo Finelli: «Uno splendido rapporto che prosegue tuttora. Per me Luciano è diventato presto il fratello maggiore che mi consigliava e seguiva negli allenamenti».

Finelli è stato il primo atleta allenato da Gigliotti a partecipare a un’Olimpiade (Città del Messico 1968). Dopo di lui, Antonio Brutti e Pippo Cindolo (Monaco 1972), quindi Carlo Grippo, finalista degli 800 a Montreal 1976: «Sei ore all’antidoping dopo la semifinale furono la causa di una notte insonne. Così quando ci avviammo dal campo di riscaldamento verso quello di gara, venne meno l’abitudine che avevamo di raccontarci barzellette per stemperare la tensione».

Da Grippo a Fontanella, quinto sui 1.500 m a Mosca ‘80: « Con Lucio tutto era più lieve, una sorta di gioco-allenamento che mi ha fatto amare ancor di più l’atletica».

Alessandro Lambruschini, che poi del “prof”  è diventato anche genero sposando la figlia Cristina con la quale ha generato due fanciulli, autentica gioia di nonno Lucio: «Gli devo tutte le decisione che mi ha aiutato a prendere nel tanto tempo passato insieme, in simbiosi. Lucio preparava i programmi, Chittolini si occupava di farmeli rispettare sul campo. La grandezza di Gigliotti è saper plasmare l’atleta secondo le caratteristiche del singolo e non secondo un modello uguale per tutti. L’ho visto una sola volta in tensione, prima della finale olimpica di Atlanta in cui fui terzo dopo i quarti posti di Seul e Barcellona, ripetendo così il bronzo di tre anni prima ai Mondiali di Stoccarda. Io mi ero addormentato sul lettino dei massaggi e lui mi venne a cercare non vedendomi sul campo di riscaldamento. Mi aspettavo un’ultima frase, ma taceva e mi resi conto che era ben più teso di me. E allora fui io a dirgli: ‘Tranquillo prof, vedrai che andrà tutto bene …” ».

Maria Guida dice: «Lucio sa guardarti dentro, capisce i momenti in cui hai un calo di concentrazione. Per me è stato come un padre, devo a lui il salto di qualità che mi ha permesso di emergere. Resta il rimpianto di Sydney, Olimpiade per la quale mi aveva preparata benissimo: una microfrattura alla tibia mi impedì all’ultimo di gareggiare».

Infine spazio agli olimpionici della maratona, Bordin (Seul 1988) e Baldini (Atene 2004). «All’inizio – dice Gelindo – Lucio è stata la guida per uscire da una dimensione provinciale e per focalizzare l’obbiettivo importante, perché ha avuto un ruolo fondamentale nel convincermi a lasciare il lavoro per dedicarmi all’atletica in modo professionistico. Non ero un atleta facile da gestire, lo so, conosco il mio carattere».

«Senza Gigliotti – premette Stefano – non sarei riuscito a ottenere neppure la metà di quel che è stato. All’inizio avevo un atteggiamento molto individuale, nessuno si poteva allenare con me. Lavorare a fianco di tanti altri campioni mi ha cambiato e lo devo al prof il cui spirito, nonostante l’età, è molto più giovane di quello di tanti ragazzotti»