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Febbraio 1.0 – 18.000 Tabelle

31 Gennaio, 2014

Ho appena passato i 20 anni di attività da personal trainer e in questo arco di tempo ho elaborato oltre 18.000 tabelle. Le prime, che compilavo nello studio di casa a mia a Ferrara, erano fatte a mano, con matita e gomma. Non c’è voluto molto tempo, ovviamente, perché mi mettessi a stilarle sullo schermo di un PC partendo da un foglio Excel. Con l’esperienza e la tecnica, ho messo a punto un formato di scheda che dai dati tecnici e personali dell’atleta mi porta a inserire con efficienza i mezzi di allenamento che compongono la preparazione per l’obiettivo agonistico da perseguire. È questo un processo semplice e chi, non come me, ha dimestichezza con i software è certamente in grado di fare meglio, ma ho ormai familiarizzato con questo mio processo artigianale, per cui sono molto contento e soddisfatto di continuare con quanto ho elaborato di volta in volta e che ancora oggi continuo a fare. Mi sono ricreato schemi che di un atleta elaborano il coefficiente di rendimento, l’indice di resistenza, l’indice di efficienza e la perdita di efficienza. Con questi dati è semplice cogliere le potenzialità e le limitazioni di un corridore di ogni livello. In un altro foglio della scheda nasce invece la tabella vera e propria: questo foglio è praticamente bianco e si completa, giorno dopo giorno, con l’inserimento della seduta da svolgere. Quale allenamento inserire nelle varie caselle non viene deciso dal PC, ovviamente, ma procedo direttamente in base al mio metodo di lavoro. Quando ho iniziato nel 1992 a fare tabelle, mi basavo essenzialmente sulla mia esperienza di atleta, che nel tempo si è sempre più miscelata grazie ai tantissimi programmi preparati per gli amatori. Il mio metodo tecnico è stato quindi influenzato, e lo è ancora di più da qualche anno a questa parte, dal fatto che la quantità di podisti che alleno è così estesa e disomogenea che se non avessi una scheda specifica per ogni corridore, diventerei matto. Ogni volta che elaboro una tabella mi trovo ad affrontare un processo tecnico molto particolare: non può quindi esserci un metodo definito di preparazione, perché alleno podisti che corrono la maratona in 2:35’ e altri che impiegano tre ore di più. Gli ingredienti tecnici che uso per un podista, non possono essere applicati a un altro, anche se si tratta di perseguire lo stesso obiettivo: correre la maratona. Per esempio, c’è chi mi riferisce che ha bisogno (e voglia) di fare tanti chilometri di lungo lento, e altri che, invece, non vogliono correre tanto (pur preparando sempre la maratona) sia perché la tanta corsa li mette in difficoltà (!), sia perché hanno sentito dire che i “lunghi” non servono più. Da personal trainer mi ritrovo spesso a non approntare la tabella che io vorrei stilare, ma sviluppare un piano di allenamento che tenga conto di elementi tecnici specifici, ma soprattutto di elementi soggettivi. Confesso che ci sono momenti in cui avverto la necessità di sfogliare un libro di metodologia di allenamento per ritrovare il baricentro delle mie idee tecniche. Le regole della metodologia di allenamento sono tanto più efficaci, e necessarie, per podisti di un certo livello. Valgono proporzionalmente di meno per quei corridori che non possono, e non riescono, ad allenarsi. A podisti che percorrono meno di 50 km la settimana, non posso proporre un piano tecnico che sia regolato dai principi della metodologia di allenamento: l’imposizione tecnica sarebbe così rigida da mettere in difficoltà sia il corridore, sia me. In questi casi, e si sa che i podisti amatori da meno di 50 km a settimana sono moltissimi, è più efficace seguire una programmazione che consenta al podista di correre enfatizzando gli aspetti del piacere legato allo sforzo, più che il dovere verso la fatica.

Orlando Pizzolato