Editoriale 3.0 Parola di Correre – Vietato giocare

A cosa servono i palloni / incastrati sotto le marmitte / a ricordarci quando fuori / si giocava tra le 127.

Era “pallastrada” e non lo sapevamo. Perché era molto prima che Stefano Benni scrivesse La compagnia dei celestini, tre mocciosi in un sudicio orfanotrofio, tra speranza d’adozione e calcio dove capita.

Era “pallastrada” e adesso non è più. Perché nei cortili in cui “Si giocava tra le 127 (Samuele Bersani)” trovo cartelli del tipo “È vietato qualsiasi gioco e altra attività che rechi disturbo alla quiete del condominio”. La quiete, già. La quiete ora viene prima della tempesta. Nei nostri cortili, dagli anni ’80, è spesso vietato essere bambini. Questa è la quiete. E la tempesta è già arrivata: al ministeriale controllo scolastico del peso al decimo anno di età, la classe dei nati nel 1984 è stata la prima del dopoguerra a presentare una percentuale di obesi superiore al 10%, una tendenza che non è più calata fino alla comparsa dei figli degli immigrati.

E quel murale che qui riporto e che accende di colori l’esterno del carcere minorile del Pratello, a Bologna (la florida Banessa, teatro di quel romanzo “benniano”), suggerisce che ci sarebbero meno infanzia e adolescenza negate con un po’ più di pallastrada, ma anche corsaparco, nuotofiume, scalalbero, saltafossi, bicifantasma. Ecco il perché del dossier di questo numero, “Speciale ragazzi”, 22 pagine sottratte ai bisogni del nostro running compulsivo, che mi auguro comunque soddisfatti dalle altre 194.

Ventidue pagine di esperienze, da quella scientifica del maratoneta psichiatra Cosimo Schinaia a quelle empiriche dei genitori Orlando Pizzolato e Julia Jones, testimoni opposti e anche per questo ugualmente attendibili della lotteria dell’emulazione, tema qui trattato dalla psicologa dello sport Marisa Muzio.

Perché non sempre la lotteria dell’emulazione estrae bimbi come Mario Tricarico, nove anni, che per svolgere il compito “scegli un verbo e spiega perché ti piace”, sceglie “correre” (nella foto), per la gioia di papà Roberto, nostro lettore.

Ventidue pagine che avrebbero potuto essere molte di più.

Sarebbe bastato soffermarsi a pagina 66, dove Nadia Battocletti, alla domanda sull’allenamento che viene meglio, risponde «I circuiti, perché sono vari e posso contare sulla compagnia di mio papà»: quanti cognomi attraversano il tempo del mezzofondo? Del Buono, Sommaggio, Rungger, Vandi, proseguite voi?

O alle pagine 180-181, dove Sergio Bezzanti spiega che a seguito del progetto “5.30 scuola 2015”, le ragazze sedentarie diventate camminatrici, sono attesi 8.000 studenti per la prossima corsa all’alba di Modena.