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E al festival di Internazionale l’atletica diventa simbolo di integrazione

06 Ottobre, 2013

Il Festival di Internazionale a Ferrara ( http://www.internazionale.it/festival/ ) si è imposto negli ultimi anni come uno dei laboratori più importanti del pensiero in movimento. Il settimanale che permette di leggere in italiano gli articoli  più importanti dei quotidiani di tutto il mondo, ha proposto anche quest’anno tre giorni fittissimi  di incontri con giornalisti, politici e attivisti da ogni parte del pianeta, che si confrontano sui grandi temi della nostra società. Davanti ai siti dove si tengono gli appuntamenti è normale vedere file interminabili e persone pazienti arrivate da tutta Italia, gente che vuole solo qualche strumento migliore per analizzare un presente complesso che i media tradizionali per pigrizia o colpa faticano a rappresentare.

È bello che in questa sede l’atletica leggera si sia ricavata un posto come avanguardia ed esempio virtuoso di integrazione. Al Mercato coperto, sabato 5 ottobre, è stato organizzato un incontro con due atleti italiani giovanissimi di seconda generazione, ma di prima schiera per quanto riguarda il futuro della velocità italiana ed europea.

Gloria Hooper, classe ’92, è nata e vive nel veronese, quarta italiana di sempre con 22″95 nei 200 m, risultato che ottiene in batteria agli Europei di Helsinki e non confermerà purtroppo in semifinale. Gloria è di origine ghanese, inflessione chiaramente veneta, strappata alla pallavolo, dopo tre mesi di allenamenti aveva già raccolto un titolo italiano Allieve. Sogna una corsia accanto alla Felix, non ha dovuto combattere battaglie, non ha mai avuto grossi problemi, si sente italiana totale e basta, l’atletica l’ha saputa accogliere con affetto, il gruppo sportivo del Corpo Forestale dello Stato pure, certo le porte sono spalancate quando il talento è così evidente.

Massimo Magnani ha il gravoso compito di Commissario Tecnico della nostra nazionale, era presente al Mercato coperto insieme a Marco Sicari, ufficio stampa della Fidal. Magnani si occupa dell’atletica ai massimi livelli, la nostra legislazione limita le potenzialità del nostro serbatoio di atleti di seconda generazione rispetto a paesi dove in sei mesi ottieni il diritto di cittadinanza, anche se non è il caso di Gloria e Delmas. La nostra federazione ha sempre consentito la partecipazione alle competizioni nazionali di giovani atleti non originari del nostro paese, i problemi sono nelle leggi italiane al compimento della maggiore età. Un bambino nato e cresciuto in Italia, non si pone domande sulla propria appartenenza nazionale, i suoi compagni nemmeno. Lo Stato sì, il solito pachiderma autistico in ritardo sulla naturale evoluzione sociale, la politica dei partiti pure, cerca voti in ogni pantano e nega lo stato delle cose e i diritti delle persone.

Oggi il problema più grande per il nostro sport è il reclutamento giovanile, quasi estinta la figura del professore di Educazione fisica che allena il pomeriggio, in pista, i ragazzini più talentuosi visti la mattine nelle ore scolastiche. Tutto è più frammentato, meno capillare, affidato alla fortuna, e gli atleti di seconda generazione sono una risorsa vitale per l’atletica che verrà.

Delmas Obou, classe ’91, l’altro velocista presente, l’abbiamo strappato al calcio, bel colpo considerato che è il campione italiano assoluto in carica e vanta già 10″27 nei 100 m e il suo idolo Bolt lo ha già visto da vicino ai Mondiali di Mosca a cui Delmas ha partecipato come staffettista. Anche per lui la nazione di origine, la Costa d’Avorio, è un concetto vago, difficile avere nostalgia di un posto di cui ricordi pochissimo avendolo lasciato a 7 anni, l’inflessione dialettale in questo caso è toscana, nessuna difficoltà per la cittadinanza, fortunato, come Gloria, qualche piccolo episodio di razzismo in passato quando giocava a calcio, problemi solo con i tifosi, in campo come sul tartan si gioca ad armi pari e il colore della pelle è un dettaglio risibile che invece dagli spalti, per ragioni misteriose, l’ignoranza amplifica.

Marco Sicari parla dell’importanza del nostro sport anche a livello di base, non tutti raggiungeranno l’eccellenza di Gloria e Delmas, ma molti percorsi individuali saranno agevolati praticando il nostro sport, e in fondo la stessa presenza di atleti di colore in pista con la maglia azzurra è già un atto politico, immagini fortissime che non necessitano di didascalie.