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Francesca Grana

Due per zero, zero – Il punto sull'atletica italiana (I parte)

“Siamo arrivati a Rio sapendo che c’è una nuova leva di atleti che cresce bene…” . Parole del Presidente Fidal, Alfio Giomi, a commento della spedizione a Rio 2016 della nazionale italiana di atletica.
Questa “nuova leva di atleti” è da anni al centro dell’attenzione di Correre, che dedica al futuro del mezzofondo e fondo la rubrica “Giovani leoni”, curata da Francesca Grana, alla quale affidiamo il compito di riassumere ai lettori lo “Stato dell’arte” dell’atletica italiana e una rapida panoramica di coloro che, per età e talento, possono coniugare il verbo “fare atletica” al tempo futuro.
Daniele Menarini

(Prima parte)

Repetita (non) iuvant
«Italia è l’anno zero: ma senza atletica perde tutto lo sport», La Gazzetta dello Sport.
«Italia, un flop mai visto: zero medaglie», Il Messaggero.
«Disastro azzurro. Pagano gli atleti», Corriere dello Sport.
Proseguiamo? Proseguiamo. «Disastro Italia. Mai così male», La Gazzetta del Mezzogiorno.
Risultati intangibili. Una condanna drastica e unanime. Seguirà sicuramente un moto d’orgoglio da parte della Fidal e degli atleti. Una decisa inversione di marcia.

Un’estate fa
E invece no, perché questi titoli si riferiscono ai Mondiali di atletica di Pechino 2015. Ma cosa è cambiato da «Italia, un fallimento mondiale. Rio sarà un’Olimpiade per pochi» con cui titolava lo scorso 31 agosto il Corriere della sera a «Italia anno zero. Magnani lascia» del 25 agosto 2016 su La Gazzetta dello Sport? Un bottino di zero metalli nel medagliere olimpico dell’atletica non si registrava da sessant’anni –da Melbourne 1956- è vero, ma basta tornare indietro di un anno per fare i conti con lo stesso deludente risultato. E c’è ben poco da contare: «Zero tituli» canzonerebbe qualcuno.
«Più che dai risultati, sono deluso dall’atteggiamento degli atleti» lamentava il presidente federale, Alfio Giomi, all’indomani della chiusura del Mondiale. «Un grigiore complessivo, un passo indietro clamoroso. Il d.t. Magnani farà un rapporto atleta per atleta, ma è chiaro che sarà un’Olimpiade ristretta» riportava Gaia Piccardi sulle pagine del Corriere della sera. Un anno fa.

Passato, presente e chissà
E adesso? Adesso quel direttore tecnico, Massimo Magnani, ha annunciato l’intenzione di lasciare il proprio incarico, auto escludendosi da un possibile rinnovo. «Tra un paio di mesi (il 6 novembre, ndr) avremo le elezioni federali e non so nemmeno se ci sarò ancora io, figuriamoci se posso dire chi sarà il direttore tecnico» dichiarava un profetico Alfio Giomi nelle riflessioni post olimpiche, lo scorso 21 agosto.

Primo impegno del nuovo mandato –o ultimo impegno dell’attuale?- il Campionato europeo di cross, in programma a metà dicembre proprio in Italia, a Chia in Sardegna. Appuntamento nel quale gli azzurri che amano il fango –soprattutto i giovani- ultimamente ci hanno abituato a grandi risultati. Tra gli Juniores, Yeman Crippa si è laureato campione continentale a Samokov 2014 e Hyeres 2015, accompagnato nel 2014 dal bronzo di Said Ettaqy e dall’oro a squadre, cui è seguito l’argento nel 2015. Under20 sul podio –terzi- anche a Belgrado 2013, con un giovanissimo Crippa ancora Allievo che esultava per il suo settimo posto. Grandi risultati proprio dai più piccoli, quindi. Piccoli che però devono diventare grandi. Ma grandi tra i grandi. E proprio questo sembra essere il leit motiv che collega la disfatta di Rio al nuovo corso cui è attesa l’atletica italiana.

Qui la seconda parte dell’articolo