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Dicembre – Gli eccessi di New York, dalla maratona agli smartphone

27 Novembre, 2014

È vero: il pettorale per correre la maratona di New York ha un costo molto elevato. Un prezzo così alto mette in difficoltà chi vorrebbe partecipare, ma riscontra che la spesa è sempre molto consistente, anche ora che si può affrontare la trasferta dilazionando i pagamenti in rate.

La 42 km più famosa del mondo ha molti primati: tra questi il maggior numero di arrivati (50.564) e il costo di iscrizione più alto. Si potrebbe discuterne all’infinito, gli organizzatori comunque non cambieranno idea. Quando aprono la saracinesca della loro bottega si trovano una fila di podisti lunga 130 km (ammesso che ogni persona sia distanziata di un metro). Questo significa che se io abbandono il mio posto nessuno se ne accorge, anzi, si sfregano le mani quelli alle mie spalle. Sarà irritante, ma è così da anni. Quelli che nel 2012, dopo l’inatteso e antipatico annullamento per l’uragano Sandy, avevano pronosticato che alla maratona di New York l’avrebbero pagata cara, sono stati smentiti. L’edizione 2013 ha annoverato 50.226 arrivati (nel 2011 erano stati 3.000 in meno, 47.340). Quindi, nel pieno di una crisi economica e travolti nell’immagine dall’effetto Sandy, l’attività del NYRRC è ancora più che mai fervida. Se è vero che il pettorale costa moltissimo, chi si iscrive ha messo in bilancio altre spese, sempre in ambito maratona, perché è disposto a lasciare all’expo mediamente altri 150 dollari per acquistare capi di abbigliamento con il logo della gara e del NYRRC. Loro, gli organizzatori, hanno tutto il vantaggio nel mantenere alto il prezzo.

La situazione, ripeto, è irritante e anch’io ho provato di persona una simile circostanza. Non per iscrivermi alla corsa del 2 novembre scorso, ma per affrontare un’altra sorta di maratona. Andando nella Grande Mela ho avuto l’onere di acquistare l’iPhone 6. Prezzo 749 dollari, ben più caro del pettorale della competizione. Ma l’acquisto è fallito, non per il costo, bensì per l’impossibilità di accaparrarmi il modello. Ogni giorno arrivavo al megastore della Apple e la fornitura era esaurita. Ho pensato di farmi furbo, visto che il negozio non chiude mai. Al secondo tentativo mi sono presentato alle 5.45. Fila di 150 persone all’entrata (e pioveva forte). Fila di 150 persone alle casse. Ho riprovato la mattina dopo, domenica e giorno della maratona, favorito anche dal passaggio all’ora solare. Sono giunto al megastore alle 4.15 (per il fuso orario ero sveglio dalle 3): fila doppia rispetto al giorno prima, con 3 gradi e vento gelido. Attesa minima: tre quarti d’ora solo per arrivare alle scale! E mi si dice che se anche entrassi, non potrei essere certo di trovare l’iPhone.

Sono scocciato per la situazione, ma solo in parte, perché dopotutto a me non interessa per nulla ciò che tento di acquistare, visto che mi è stato commissionato da altri. Fintanto che davanti alla saracinesca del NYRRC (così come a quella di Apple) ci sarà una coda della quale non si scorge la fine, se io o qualcun altro non ci saremo perché non ci va bene stare al loro gioco, quelli dietro ci saranno riconoscenti.