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Diario Mondiale 3 – Crippa: leone tra i leoni

24 Luglio, 2014

Finalmente iniziano le gare e partiamo subito con due distanze che ci interessano: batterie dei 1.500 maschili e finale diretta dei 10.000 maschili. Inizierei raccontandovi lo shock per le condotte di gara di giapponesi e africani nel 10.000, ma procediamo con ordine!

L’atmosfera all’Hayward Field è completamente diversa dal giorno precedente, quello del mio confino a outfield photographer raccontato nella puntata precedente di questo Diario Mondiale, per intenderci. Il cielo era grigio, gli spalti sguarniti e i megaschermi spenti; la tensione per il mio “debutto in società” superava di gran lunga l’emozione di varcare quei cancelli leggendari. Gli unici a godersi il pomeriggio tranquillo erano un gruppo di velocisti di nazionalità e sesso diversi, intimamente a mollo nelle piscinette defaticanti… per il solo interesse verso una perfetta condizione atletica, sia ben chiaro!

È passata la notte, ho un “piano di battaglia” per la giornata, il cielo è sereno. La telecronaca degli speaker mi guida negli ultimi isolati di avvicinamento al campo, quasi a ribadire la centralità dell’evento. Centralità non solo metaforica. Cartina alla mano, il campus della Oregon University è davvero il fulcro della vita in città: culturale, economico, sportivo. Gli edifici dell’università – innumerevoli tra aule didattiche delle diverse facoltà, studentati, zone ricreative, impianti sportivi, uffici amministrativi, depositi, confraternite, ecc. – sono sempre avvolti nel verde di (enormi) aree pedonali rilassanti e silenziose, in cui l’incontro più pericoloso rischia di essere quello con uno scoiattolo affamato. Pensando alla desolazione e all’isolamento degli impianti dei vari CUS italiani viene da chiedersi dove e quale sia stato l’errore. Certo, una prima risposta si trova subito nell’enorme differenza tra gli importi delle rette universitarie, ma il problema non può essere soltanto quello. Qui lo sport è un aggregatore culturale, che riesce a calamitare nei campus talenti e talentini di tutto il mondo e di tutti gli sport. Gli occhi lunghi degli scout a stelle e strisce stanno arrivando anche in Italia, qualcuno è già partito e qualcuno partirà: triste pensare che pare non esserci una strategia per ovviare a queste scarpette in fuga.

Ma torniamo alle gare. In mattinata, per quanto riguarda il mezzofondo, sono scesi in pista i moschettieri dei 1.500 e le ragazze degli 800, in cui però nessuna italiana proverà a opporsi allo strapotere annunciato della filiforme islandese Hinriksdottir.

Prima batteria: Crippa è un leone. Ha la fortuna di capitare nella batteria più veloce, ha il merito di districarsi alla perfezione. Gara tiratissima sin dal primo metro e personale abbassato di quasi tre secondi: 3’43”44 per il ragazzo allenato da Massimo Pegoretti. Per Yeman il rammarico del terzo posto e della qualificazione diretta sfuggiti per un soffio, toccherà aspettare i tempi delle batterie successive. Con le dita incrociate, ovviamente.

Mattia Padovani, all’esordio in azzurro, si gioca le sue carte nella terza e ultima batteria. Gli manca l’esperienza in manifestazioni di questo livello e rimane chiuso, in una batteria che si rivelerà piuttosto lenta. Nono posto parziale e crono finale (3’53”10) che non ne rispecchia il potenziale, ma sono proprio gare come questa che serviranno per il futuro.

Nel frattempo esce il riepilogo dei risultati: Crippa in finale col primo tempo di ripescaggio, nonché quarto tempo complessivo. Il ragazzo sembra tranquillo, ne riparliamo poi tra due giorni!

Lasciamo passare alcune ore e ci ritroviamo in pista per la finale diretta dei 10.000, scandita dal suggestivo ritmo di tamburi della Oregon Brass & Percussion Ensemble. Pronti, via e già due atleti giapponesi si lanciano in fuga. Giro dopo giro il loro vantaggio aumenta, sino a sfiorare i 150 m. Ma dietro che succede? Sarà mica arrivata l’ora della rivincita nipponica, dopo decenni di strapotere africano? Keisuke Nakatani guida fino al sesto chilometro, poi dietro i leoni si svegliano e nel giro di un chilometro risucchiano il fuggitivo, imprimendo alla gara un ritmo infernale e i connotati cui ormai siamo abituati. Nessun bianco stile Rupp e nessun europeo naturalizzato a guastare la festa africana, il podio recita Uganda (Cheptegei), Kenia (Cheboi), Kenia (Kosimbei). Dietro una buona gara dell’abruzzese Giulio Perpetuo, che alla seconda prova sulla distanza non riesce a migliorarsi (31’04”48), ma dimostra una discreta presenza nel corso dei 25 giri, con un ventunesimo posto finale migliore del ventinovesimo di accredito. Giornata storta, invece, per Omar Guerniche (32’30”48), apparso non in condizione già dai primi chilometri, ma bravo comunque a onorare la maglia azzurra completando la gara.

Secondo giorno di gare senza mezzofondisti azzurri impegnati, appuntamento al 24 sera (25 luglio in Italia) con la finale dei 3.000 femminili (Anna Stefani) e dei 1.500 maschili (Yeman Crippa).