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Michele Tusino

Corso base di medicina per sportivi

E’ bene, da sedentari e da sportivi, cominciare a prendere in considerazione movimento e corretta alimentazione per guarire, non solo per rimuovere i sintomi. Il messaggio è questo, spiegato nei dettagli nelle quattro giornate del primo Corso base di medicina per sportivi, promosso a Milano dall’Accademia Scienza dello Sport. La buona notizia è che già nel 2014 l’iniziiativa avrà una replica, con lievi aggiustamenti e modalità temporali assai simili: due week end per intero, forse consecutivi, comunque ravvicinati, e chi ne ha usufruito all’esordio, i 32 adepti della prima ora, avrà modo di frequentare due occasioni avanzate, congegnate su un singolo intenso week end, in calendario la prossima primavera e in settembre.

Il corso promosso dal dottor Luca Speciani, medico nutrizionista di altissimo livello oltre che grande esperto di sport, lo avevamo accolto con qualche riserva, legata alla eterogeneità dei partecipanti convenuti da tutta Italia. Uomini e donne di età ed esperienze diverse, con il loro portato in campo medico-riabilitativo, fisioterapico, dietologico, psicologico e psichiatrico, nonché odontoiatrico. E naturalmente, più che mai opportuni, allenatori o semplici runner o triathleti. Tutti con un lodevole intento, quello di puntualizzare conoscenze non più precarie, di seconda o terza mano, spesso figlie di nozioni acquisite in internet dove si trova di tutto e il suo contrario.

Abituati come siamo a convegni e seminari monotematici, o comunque “classisti” (ai convegni medici si fatica ad accogliere gli stessi studenti di medicina), temevamo che il “melting pot” creasse difficoltà in primo luogo ai docenti, chiamati a esprimersi in una sorta di esperanto, inventato lì per lì, o costretti a dialoghi chiarificatori nelle pause della quattro giorni all’hotel Melìa. Niente di tutto questo: la bravura del relatori e la capacità di formulare quesiti ricorrenti hanno cementato le conoscenze reciproche, arricchendo i partecipanti, convinti di aver usufruito di un’occasione unica. Perché hanno interrotto in ogni momento il relatore con domande le più diverse, convincenti interpreti della “loro professione “ e di quella altrui. Con minidibattiti educati. Quasi un miracolo. Domande in libertà e risposte di qualità certa, in qualche caso spunto per approfondimenti successivi. In un paio di occasioni le comunicazioni su tecniche innovative sono venute dalla sala, con i docenti felici di apprendere. Soprattutto grati dell’opportunità.

Inquadramenti importanti si sono avuti nelle quattro giornate: dopo le basi nutrizionali, le regole di base dell’alimentazione dello sportivo, si è spiegato perché l’ipocaloricità sia dannosa e la normoproteicità ideale (tutte le proteine necessarie in quantità e qualità), oltre allo schema ormonale “di segnale”. L’importanza della leptina, ormone chiave scoperto ormai da 19 anni, ma ignorato dai più che governa i quattro assi metabolici: tiroide, surrene, ossa/muscoli, gonadi. Come misurare l’ingrassamento/dimagrimento e impostare una strategia alimentare. Come ragionare di rotazione degli alimenti, nella saggezza di mangiare il giusto, quello che l’organismo chiede, con l’aiuto di Gabriele Piuri, giovane e valente medico nutrizionista che ha ricordato le molte infiammazioni da cibo nello sportivo.

La medicina dei segnali è stato il filo conduttore della seconda giornata. I sintomi, le evidenze aiutano i medici degni di questo nome a prodursi in diagnosi senza azzardo, semplicemente rivolte a investigare come deve procedere il logico processo curativo, senza giocare l’odiosa carta della medicina difensiva, quella che consente di premunirsi da qualsiasi ipotesi di errore medico chiedendo esami su esami.

Una frase lapidaria è emersa a compendio di tutto il corso, per bocca di Speciani: “Gli anormali, in senso biologico, sono i sedentari. L’uomo è nato per correre, per muoversi, non certo per sostare e impigrirsi, da qui le malattie metaboliche che si aggiungono all’ipertensione e al fumo come fattori di mortalità”.

Il pomeriggio è corso via con gli importanti chiarimenti del dottor Luca De Ponti, un’autorità in campo ortopedico, che ha messo a punto i concetti chiave della corsa, in base a piede, ginocchio e anca, i distretti in gioco durante la sequenza dei balzi. In particolare si è soffermato sulle ortesi, i plantari correttivi che hanno risolto le cattive posture di non pochi campioni, preservandoli dagli infortuni e conferendo loro importanti miglioramenti funzionali. Si è accennato anche al doping con eritoproietina, in presenza di valori elevati di emocromo, emoglobina alta ed ematocrito elevato. E agli anabolizzanti e gli steroidi, non certo utilizzati per le discipline di endurance. 

Le patologie dello sportivo non sono diverse da quelle dei comuni mortali, più o meno sedentari, differiscono i soli atteggiamenti dei medici di medicina generale, e talvolta degli ortopedici, uniti in un solo allarme. Per patologie non certo invalidanti la prescrizione è semplice: “Interrompa l’attività fisica”. Riferimento esplicito agli stop frettolosamente imposti da chi non sa che pesci pigliare. Un lieve prolasso vescicale non può inibire la corsa, che andrebbe sostituita con la cyclette, e chi soffre di diverticolosi non deve smettere di fare movimento.

Indispensabile, per capire bene come funziona la nostra meravigliosa macchina, è conoscerla, questa macchina. Ecco perché è stato fondamentale l’intervento del professor Enrico Arcelli, tutto concentrato sulla fisiologia.

Si è parlato anche di stanchezza, che molte volte costruiamo a livello mentale; di calcolosi o coliche e dolore al fianco, quest’ultimo spesso risolvibile con agopuntura cutanea, per agevolare il passaggio di renella o sabbia biliare; di ritenzione idrica, un problema che coglie anche gli atleti, che spesso accusano dita gonfie e caviglie gonfie. E ancora di intolleranze alimentari (asma, riniti, emicrania da sforzo, vomito da sforzo, anemia del corridore). Quasi tutto può essere contrastato e a volte risolto attraverso il movimento e l’alimentazione, che previene e attenua gli stati infiammatori, a giusto titolo accusati di molti danni. Al professor Arcelli il compito di spiegare come funziona il sistema energetico dell’atleta.

Sui farmaci inutili o infelici nell’apporto costi-benefici (enormi i primi, come effetti collaterali, oltre a risolvere il più delle volte il sintomo e non la patologia) si è spesa l’ultima giornata. Quando va bene i farmaci sono armi a doppio taglio, oltre a interferire spesso con la prestazione sportiva. Si è discusso anche del paradosso di chi prescrive troppi farmaci ma non è imputabile se il paziente muore, mentre può finire in carcere chi toglie veleni per sostituire alcune prassi, con le dovute modalità, ricorrendo al movimento (lo sport come prescrizione) e all’alimentazione. Si è discusso di linee guida che a seconda del periodo vedono valori mutati – il colesterolo nei limiti è un buon esempio, si è passati da 250 a 200 ora a 190 – senza spiegare che così si vendono molte più statine. Di quanto sia illusorio allungare la vita media se gli ultimi cinque anni vedono peggiorare la qualità della vita. 

C’è stato spazio per lo psicologo dello sport Pietro Trabucchi che ha analizzato le motivazioni e le doti portentose dell’animale uomo, quando sottoposto a stimoli buoni, che lo rendono capace di prestazioni fantastiche, senza ausilio di farmaci.