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Mondiali di Doha: analisi della trasferta azzurra in Qatar

Foto Giancarlo Colombo
Di: Walter Brambilla
Sono trascorse poche ore dalla chiusura dei Mondiali di atletica a Doha e a bocce ferme è il momento tirare qualche conclusione. La prima impressione, osservando il numero delle medaglie che la nazionale italiana si è appuntata sul petto, è abbastanza desolante: una di bronzo della splendida Eleonora Giorgi nella 50 km di marcia. Specialità alla quale l’atleta ci è arrivata dopo peripezie tecniche negli ultimi anni patite nella 20 km. Si è intravista la possibilità di aumentare la gittata dei chilometri da 20 a 50 per evitare di farla cadere negli stessi errori (squalifiche) e il risultato è stato più che buono. A questo punto sarà bene ricordare il lavoro di Gianni Perricelli, tecnico della Giorgi, e del DT Antonio La Torre che hanno convinto la ragazza milanese ad affrontare la distanza più lunga.
Esaurita questa doverosa premessa, si deve aggiungere che un risveglio della nostra atletica c’è stato. Non di quelli che fanno sognare a occhi aperti, ma un rinnovamento lo abbiamo visto. Partiamo dalla velocità. Filippo Tortu e Marcell Jacobs su tutti, anche se il primo non ha migliorato il crono dello scorso anno e il secondo è spesso alle prese con malanni e il D.T. vorrebbe “relegarlo” nel salto in lungo.
La staffetta veloce dei maschietti e quella delle ragazze hanno centrato il nuovo primato italiano, non si poteva chiedere di più. Nel giro di pista Davide Re non ha potuto mettersi in testa la corona ma è a un passo dal farlo. Accedere a una finale nel giro della morte potrebbe sembrare un sogno proibito, nessun italiano ci è mai arrivato. L’ha sfiorato, ci riproverà a Tokyo anche con la staffetta dei miracoli della 4×400.
L’ultimo giorno a Doha è arrivato a farci sorridere Yeman Crippa che nei diecimila ha fatto il miracolo (lui lo aveva dichiarato) di cancellare dall’Albo dei primati italiani niente di meno che Totò Antibo. Il futuro sarà suo, come lo è per Pippo Tortu, entrambi molto giovani. Nella maratona il discorso è più complicato. Tra gli uomini Yassine Rachik merita più della sufficienza, Faniel deve ancora mettere nel suo motore altre gare (maratone), non può correre come ha fatto a Doha solo per rimontare i “cadaveri” che ha trovato lungo il percorso. Daniele Meucci merita la prova d’appello per Tokyo 2020, specie per la sua carriera.
Il discorso tra le donne è più complicato. In maratona stanno tentando di ritornare a discreti livelli maratonete come la Straneo, Bertone, Incerti. D’accordo a Doha hanno detto la loro Edna Kipagat (40 anni) e Roberta Grover (41 anni) sesta, ma chi scrive (che non è di certo né tecnico né depositario della verità) sosterrebbe nuovamente Sara Dossena e Giovanna Epis, non solo per l’età. Andiamo avanti. Il resto è difficile da mettere insieme, sì d’accordo Stecchi (asta), Gimbo (alto), Luminosa Bogliolo (100hs) meritano la riconferma piena. Ci sono però tante bocciature, senza stare a buttare addosso la croce a qualcuno in particolare non pare il caso, c’è chi è stato convocato in Qatar ed ha completamente fallito, qualcuno è a fine corsa, qualcuno ha dato già tutto, 65 presenze nella capitale della zona turbolenta del Medio Oriente, sono davvero tante, troppe. C’è una frase captata da chi era in loco, udita dalla voce di Chiappinelli (azzurro nelle siepi): “ In Europa posso dire qualcosa. Nel mondo…”. Adesso un lungo inverno, dove ci saranno i Mondiali al coperto (marzo) ad agosto i Giochi Olimpici a Tokyo e a fine agosto gli Europei a Parigi. Ultima annotazione la Santa Marcia ci è venuta incontro ancora una volta!
P.S. S’invita Sebastian Coe presidente della Federazione Mondiale, rieletto per la seconda volta (ahimè altri quattro anni) a scegliere luoghi dove si possa praticare lo sport, quelli estremi sono un’altra cosa.

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