Inverno. È tempo di scatenare l’inferno

Di: Daniele Menarini

Fine gennaio, inizio febbraio. Un periodo del nostro mondo corridore che ricorda un po’ i minuti prima del via di una corsa di auto o di moto. Si scaldano i motori, cresce la tensione. Poi, di colpo, si spengono i semafori. È il momento dello «Scatenate l’ inferno », espressione made in Guido Meda, collaboratore di Correre circa quattrocento numeri fa.

“Qui da noi” non è proprio così: il mondo delle corse podistiche è uno strano gran premio, in cui le macchine-manifestazioni partono una per una, ognuna in una data stabilita, e i conti su chi avrà vinto e chi avrà perso si faranno solo alla fine. Intanto, però, d’inverno si scatena già l’ inferno, con il fuoco di fila dei comunicati sulle manifestazioni che devono ancora venire e con le sempre più accese posizioni a proposito di Runcard e certificato medico e le differenti ragioni, in proposito, della Fidal, degli enti di promozione sportiva e degli organizzatori.

Un terzo argomento, nuovo, serpeggia sotto traccia in questo inizio di 2018: il futuro della maratona di Roma, sospeso e soggetto alla volontà del comune capitolino di indire apposita gara d’appalto per assegnarne l’organizzazione dal 2019. La partita italiana di questo Monopoli podistico, in realtà, è in corso da tempo, i grandi bolidi hanno già cominciato a “scatenare l’ inferno ”, basti pensare a quando il gruppo di “Runforpassion” ha rilevato la titolarità della Mezza di Monza. Di recente, poi, RCS Sport (Milano Marathon) ha comunicato il proprio ingresso nell’organizzazione della Roma-Ostia a fianco dello storico gruppo organizzatore del G.S. Bancari Romani di Luciano e Laura Duchi. Quando però a finire nel mirino è la più grande e importante maratona italiana, è inevitabile che aumenti la temperatura dell’Inferno, soprattutto ora che Roma è già di suo sotto pressione mediatica sia per il governo della città in mani politiche diverse da quelle del passato sia per le indagini che sempre più allargano i confini e la gravità di “Mafia capitale”, un elemento che chi non è operativo a Roma tende secondo me a sottovalutare.

E quello che potrebbe accadere nel mondo podistico romano (e che in parte sta già accadendo con l’episodio Roma-Ostia) non è nulla di diverso da quello che da tempo accade nel mondo economico italiano, dove spesso i gioielli industriali hanno la dimensione della piccola-media impresa, con tutti i vantaggi nella cura del prodotto e tutti i limiti di budget e di poco peso politico che caratterizzano le attività di medio cabotaggio. E come per quelle eccellenze industriali, anche nel futuro delle manifestazioni italiane più importanti potrebbe presentarsi presto un bivio tra far entrare in squadra nuovi soci finanziatori o cedere tutto a un gigante del settore, magari straniero.

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