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Giuseppe Gerbi con Venanzio Ortis

Domani avvenne: le corse di ieri, dal 19 al 24 aprile

Foto: Giancarlo Colombo
Di: Danilo Mazzone
Da domenica 19 a venerdì 24 aprile, ecco cosa accadde negli stessi giorni che stiamo vivendo.
19 aprile: la doppietta di Salazar (Boston+New York) ; 20 aprile: il primo meno 2:08’ (Carlos Lopes); 21 aprile: l’assolo di De Castella a Boston: 22 aprile: Bettiol secondo a Londra; 23 aprile: nasce in Etiopia Gezahegne Abera, campione olimpico e mondiale; 24 aprile: il trionfo di Giuseppe Gerbi al campionato italiano di maratona a Roma. 

Ancora di maratona è pieno l’archivio delle ricorrenze di questa settimana. Duelli e sfide contro il tempo. A volte sembrano imprese da “navigatori solitari” come quelle di Carlos Lopes o Robert De Castella. A volte si decidono, crudelmente, proprio negli ultimi metri, quando ognuno deve fare appello a risorse nascoste. In ogni caso non mancano emozioni, che si sono poi trasformate in ricordi.

19 aprile 1982 – “Duello al sole” fu battezzata la Maratona di Boston. Alberto Salazar voleva a tutti i costi vincere la gara del Massachusetts per essere uno dei pochi autori della doppia vittoria Boston-New York. Così, quel giorno, partì fortissimo, incurante dei dislivelli e delle colline. Fu quella una scrematura che ridusse il gruppo di testa, verso il trentesimo chilometro, a Salazar, Bill Rodgers, Josè Gomez e Dick Beardsley. Ma solo il lunghissimo rettilineo verso il centro della “Atene americana” riuscì a dirimere il rebus. Salazar partì in volata per precedere di due secondi il coriaceo Beardsley trionfando in 2:08’52”. All’arrivo fu colto da una terribile crisi di disidratazione che fece pensare al peggio, ma ne uscì fuori.

20 aprile 1985 – A Rotterdam va giù il muro delle 2:08’ in maratona. Al via c’è il portoghese dello Sporting Lisbona, Carlos Lopes, 37 anni, ma ancora una voglia inesausta di competere. Campione del mondo di cross, sembra nelle condizioni ideali. Nel 1983 era arrivato secondo alle spalle di De Castella, nel 1984 lepri sconsiderate gli avevano fatto perdere le staffe a metà gara. Nel 1985 parte con 14’58” ai primi 5 km, quindi, aiutato dal belga Vincent Rousseau, transita alla mezza maratona in 1:03’25”. Il vento soffia contrario proprio nella seconda parte, ma questa volta l’eterno piazzato di tanti cross e 10.000 m in pista si prende lo scettro di primatista mondiale con 2:07’11”, primo a scendere sotto 2:08’00” nella storia della regina delle corse su strada.

21 aprile 1986 – Quel record stabilito da Lopes entra nel mirino di Robert De Castella, nella maratona di Boston dell’anno seguente. Il campione mondiale in carica si avvicina al tempo del portoghese proprio nella gara più ostica, ricca di salite, con la “collina spezzacuori” proprio nel momento della verità: il fatidico trentesimo chilometro. Con 14’55” ai primi 5 km, Robert mette subito in chiaro le cose. È in testa: a debita distanza segue il canadese Art Boileau, Orlando Pizzolato è ancora più prudente. La sua gara è un monologo: De Castella passa a metà in 1:03’38”, a soli quindici secondi dal passaggio record di Lopes. Il confronto si appesantisce al trentesimo: 1:30’28”. Non arriva il record mondiale, ma arriva il record del percorso: 2:07’51”. Un grande applauso lo accoglie nel centro della città. Dietro di lui, distanti, Art Boileau (2:11’15”) e Orlando Pizzolato (2:11’43”), terzo dopo avere recuperato molte posizioni nel finale.

Robert De Castella

Boston Marathon 2011 – Robert De Castella – foto: Giancarlo Colombo

22 aprile 1990 – La “maledizione di Dorando Pietri”: nessun maratoneta italiano, lui compreso, è mai riuscito a vincere a Londra. In una domenica piovosa, come tante nella metropoli inglese, l’attesa è per il formidabile Belayneh Dinsamo, detentore della migliore prestazione all time. Ma il metronomo africano non è in forma, e si ritira già al quattordicesimo chilometro. Dal gruppo emerge lo scozzese Allistair Hutton, fino a quel momento comprimario in diverse gare e nulla più: il veneto Salvatore Bettiol cerca di recuperargli terreno, ma, complice un disguido organizzativo, non riesce nell’aggancio. Alla fine vince Hutton in 2:10’10” (e sarà una delle ultime vittorie britanniche) e Bettiol è argento in 2:10’40”. Nel 1994 Salvatore realizzerà il personale sempre a Londra: 2:09’40” (quarto posto). 

23 aprile 1978 – Nasce in Etiopia Gezahegne Abera, maratoneta dalla carriera tanto breve quanto folgorante e intensa. L’inizio è anonimo: quarto a Los Angeles con 2:13’59”. Poi, nell’aprile 2000, è secondo a Boston. Non è certo il favorito di Sydney 2000, ma il primo ottobre di quell’anno è nel gruppone che riprende la fuga di Tyapo Maso del Botswana. Al chilometro numero trenta in testa sono Abera, il connazionale Tesfaye Tolla, il keniano Eric Wainaina e l’inglese John Brown. Abera insiste, verso il trentanovesimo chilometro si sbarazza della scomoda compagnia di Wainaina per andare a vincere in 2:10’11”, tempo di grande valore considerato il percorso collinare. Dopo 32 anni (vittoria di Mamo Wolde a Città del Messico), l’oro olimpico di maratona torna in Etiopia. Quinto sarà Giacomo Leone in 2:12’14”. Gezahegne si ripeterà l’anno successivo a Edmonton (Canada), in occasione dei Mondiali (terzo sarà Stefano Baldini): primo nella storia a fare l’accoppiata dei titoli olimpico e iridato.    

24 aprile 1983 – Dopo le grandi polemiche del 1982, quasi un anno dopo la “Romaratona” è campionato italiano assoluto. Si parte dall’EUR per una puntata sul lungo Tevere, si affronta l’asperità di Villa Borghese, quindi l’arrivo è vicino al Colosseo. A metà gara si delinea il “trend” della corsa: in testa l’ex siepista torinese Giuseppe Gerbi (a sinistra, nella foto del 2017 con Venanzio Ortis) con il corregionale Giampaolo Messina e con il sorprendente colombiano Domingo Tibaduiza, instancabile macinatore del circuito on the road USA. A sette chilometri dalla fine, Tibaduiza allunga in maniera decisa, ma gli si incollano Gerbi, Messina e Pizzolato. In prossimità del Colosseo “Giuspin” Gerbi interpreta perfettamente, per il secondo anno consecutivo, l’arrivo in volata. Nel 1982 aveva vinto il titolo italiano precedendo Massimo Magnani nella sua Ferrara: questa volta coglie il primo posto e lo scudetto tricolore in 2:15’11” davanti a Tibaduiza ( 2:15’12”) e a Messina (2:15’18”). Quarto è Pizzolato (2:15’22”).   

Per finire, seppure in ritardo, ci piace ripetere che:

18 aprile 1973 – Come ricordato già nello stesso, attuale, sabato 18 aprile, qui su Correre.it, è quello il giorno in cui nasce ad Arsi (Etiopia) Haile Gebrselassie, forse il più grande mezzofondista di tutti i tempi. Il mito si accende a Stoccarda, sede nel 1993 dei Campionati mondiali di atletica. Gebre stacca Moses Tanui e vince il titolo sui 10.000 m. Di lì in poi, 27 record mondiali su varie distanze. Ricordiamo i suoi primati personali, che furono record del mondo: 12’39”36 sui 5.000 m e 26’22”75 sui 10.000 m. Haile è dotato di una volata impressionante: a Goteborg (1995) si esprime in 25”1 negli ultimi 200 m dei 10.000 m dei Campionati mondiali per vincere il secondo titolo iridato davanti a Khalid Skah e a Paul Tergat. Accesa ma sempre corretta, quasi signorile, la rivalità con Tergat e i keniani di turno. Ad Atlanta, Olimpiade 1996, l’armata del Kenya si coalizza contro Gebre e realizza un secondo 5.000 m in 13’11”6, ma non c’è niente da fare. Per l’etiope sorridente arriva il primo titolo olimpico sui 25 giri di pista, replicato quattro anni dopo a Sydney nonostante un dolore al tendine. C’è poi la maratona per Geb alla fine della carriera, ed eccolo primo a scendere sotto 2:04’00” con 2:03’59” nel 2008. 

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