Andrew Howe e Fabrizio Donato: attenti a quei due

Andrew Howe e Fabrizio Donato in un'immagine di repertorio (Foto Giancarlo Colombo)
Di: Walter Brambilla

Un sabato qualunque di giugno. Dal sito federale e ci si accorge che il sig. Andrew Howe è in gara a Chiasso (Svizzera). Un comune di meno di 10 mila abitanti, ubicato subito dopo la frontiera. Dai che si va! Un’ora di auto, una ricerca dell’impianto abbastanza facile (grazie al navigatore) e ci si trova davanti a un signor campo a otto corsie, sì avete letto bene otto. La pista pare un po’ sdrucita, ma se Andrew Howe è venuto sin da queste parti per provare i suoi delicati garretti, ci sarà un perché. O no? Presto detto. Ha stabilito tutto il suo coach Fabrizio Donato, che tanto per passare il tempo, a 41 anni, riesce ancora ad atterrare nella sabbia dopo gli hop, step e jump oltre i 17 metri e tanto per gradire guarda quel giovincello di 32 primavere, che 10 anni fa arrivò secondo alle spalle del “feroce” Saladino in quel di Osaka (Mondiali).

La strana coppia dell’atletica italiana si era già palesata nel corso dell’inverno, prima ad Ancona agli italiani sotto tetto, con Andrew a quota 8,01, poi agli Europei di Belgrado, dove a dire la sua, non era stato Howe ma Fabrizio il capitano che aveva conquistato l’argento, salvando la spedizione in terra serba. Dovreste vedere Fabrizione Donato, dagli occhi chiari come il mare, in veste di tecnico: osserva, consiglia, dice, comanda nel vero senso della parola e l’ex ragazzo prodigio abbassa la testa e obbedisce.

C’è feeling tra i due. “Volevo qualcosa di diverso prima degli assoluti – ci informa Donato – Da queste parti (non fa caldissimo) c’è sempre un po’d’aria e verde. Conoscevo gli amici della Vigor Ligornetto e siamo arrivati”. Howe mi giunge alle spalle mi stampa una gran pacca sulla schiena: “Che ci fai qui?”. Anzi che ci facciamo qui, perché siamo in due.

Il meeting “Cronometro e salti” prede il via con i canonici 15’ di ritardo (siamo in Svizzera, ma il confine è a un tiro di schioppo ….). Nel salto in lungo una marea di iscritti. Si va dai bambini, ai portatori di handicap. Andrew arriva lungo sul primo salto. Nel secondo 20’ più tardi esegue un salto più che discreto, ma pizzica la plastilina sull’asse di battuta: Nullo! Mannaggia era almeno un 7,80/7,90. Nel terzo inevitabile deve lasciare il segno, allora regala alla pedana un palmo assai abbondante: 6,91. Otto finalisti. Quarto balzo: 7,46, quinto: 7,66, sesto: nullo. Con vento sempre nella norma. Finisce con un sorriso stentato e la consapevolezza di poter dare di più. Il voto di Fabrizio Donato è sette (per incoraggiamento), Andrew pare meno convinto. Ci si rivede a Trieste. Al Grezar (campo di gara della città confinante con la Slovenia), allievo (lungo) e tecnico (triplo) entrambi in pedana.

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