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Agosto – Cronaca di un’alba insolita

01 Agosto, 2014

Non c’è stagione dell’anno in cui la luce del sole entri in casa mia prima che io sia già sveglio. Apro gli occhi naturalmente e sul display dell’orologio della radiosveglia leggo l’ora: il primo numero a sinistra è sempre uno zero, il secondo, il più delle volte, è dispari. E sento di aver dormito a sufficienza, anche perché fino a sera non avverto cali di efficienza. Alla sera, però, mi addormento che la luce del sole deve ancora andare via del tutto. In definitiva non dormo poco, da come potrebbe sembrare quando indico l’ora in cui mi alzo. A volte non vado a correre subito, perché temo che chi mi vede girare in paese mi scambi per un sonnambulo.

Il caffè mi mette di buon umore e inizio la giornata attivo, come piace a me. Una mattina di maggio non ero però uscito a correre, come al solito, e approfittavo della calma dell’alba per lavorare. Dei passi in corridoio hanno però distolto la mia concentrazione, perché a quell’ora nessuno in casa è attivo e quella camminata piuttosto dinamica evidenziava qualcosa di particolare. Affacciato sul corridoio ho scorto il fidanzato di mia figlia dirigersi a passi rapidi verso la porta. Di quel che diceva al telefono ho capito solo la parola dottore e ho pensato a un suo malore. E sul vialetto di casa ho scorto una persona camminare a passo sostenuto con in mano una valigetta e un contenitore di plastica, tipo frigorifero da campeggio. L’uomo era in effetti un medico ed era lì, scusandosi per l’orario, per un controllo antidoping a sorpresa. Confesso che ho avuto un momento di sussulto. Non ero preoccupato che in casa mia potesse essere rilevato qualche farmaco “particolare”, visto che si tengono solo medicinali necessari per la famiglia. Ho temuto che potesse essere Sergej ad avere con sé dei farmaci sospetti. I ciclisti, si sa, sono soliti portare con sé una serie di farmaci e integratori, e il fidanzato di mia figlia era a casa mia, perché lo avevo accompagnato da un ortopedico per un trattamento terapeutico al ginocchio. Il medico gli aveva applicato un antinfiammatorio, rilasciando il certificato in cui dichiarava di non aver usato sostanze che rientrano tra quelle non consentite. Ma non si sa mai.

Nella mia carriera di controlli ne ho fatti parecchi, senza alcun disagio e timore, perché non c’era alcun motivo. Non c’erano ancora i controlli a sorpresa, e aver avuto un medico in casa alle sette del mattino mi ha suscitato una sensazione particolare. Non ero a disagio. Anzi.

In attesa che Sergej facesse la pipì (e avendola fatta mezz’ora prima, di tempo ne è passato parecchio) ho offerto un caffè al medico. Nell’attesa ho approfittato per fargli delle domande relativamente ai protocolli ed è stato molto disponibile a rispondere alle mie curiosità. Quando se n’è andato, ho avuto la consapevolezza che il sistema che controlla gli atleti è efficiente.
Chissà!