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Abdessalam e i due giri della morte

28 Luglio, 2015

Sono poche le cose che mi hanno davvero colpito nelle gare degli ultimi Assoluti di Torino, allora mi concentro sui dettagli. Nella finale degli ottocento maschili un atleta non tra i più accreditati parte come un folle allo sparo dello starter, Bragagna dice che prova la carta sua, il passaggio ai quattrocento è sui 52′, dietro Benedetti e gli altri sono nettamente staccati ma non si affannano troppo, sanno di quanto sia spietata questa distanza e di come non si inventi nulla, poco prima dei seicento gli sono addosso, lo superano di slancio, l’atleta troppo coraggioso non ha più le gambe sotto e si pianta, evidentemente non è ancora pronto per i miracoli o per i grandi colpi di scena, ma a me questa pazzia è parsa quasi una prova generale di qualcosa che magari in futuro potrebbe anche succedere.

Mi sono incuriosito, a volte i personaggi interessanti non finiscono sui gradini più alti del podio, cercano furiosamente luce non per arroganza ed egocentrismo, ma perchè sentono di avere una storia da raccontare, una vita che può essere testimonianza.

L’atleta in questione è Abdessalam Machmach, classe 1989, è uno di quelli che sta dimostrando che si può fare questo sport a buon livello anche senza puntare tutto ossessivamente sull’atletica e basta, Francesco Labate che da tre anni lo allena, lo ha spinto da subito ad impegnarsi al massimo ma lasciando aperte altre strade occupazionali. Abdessalam, origine marocchina, trapiantato ad Alessandria, è un operaio orafo già capace di correre un ottocento in 1.49.11, non malissimo per uno che passa in fabbrica dalle otto alle dieci ore e un anno su tre lo ha perso per un problema di salute piuttosto grave. Troppa grazia, basta molto meno per scatenare la mia curiosità e cercare di fare due chiacchere con i protagonisti di questa storia, sia con Abdessalam che con il suo tecnico.

Francesco come hai vissuto la tattica suicida e selvaggia del tuo atleta a Torino?
Avrei preferito che lui avesse fatto i 500 con il gruppo per poi cambiare ai 300, ma poi Machmach mi ha chiesto se poteva viverla secondo le sue emozioni, facendo una gara senza strategie, una gara di attacco per dimostrare che se era lì era per dare alla gara lo spirito giusto. Ho capito il senso, il suo stato d’animo e gli ho detto di vivere questa gara come meglio credeva. Vederlo lì alla partenza della finale era già importante, prima dello sparo ha cercato il mio sguardo e quello di Mamadou Abdoulaye Yally, suo compagno di allenamento strappato al calcio, vent’anni e 8’50 sui 3000 metri in sei mesi di allenamento, abbiamo capito che non avrebbe acccettato di fare una comparsata.

Abdessalam, da quanto tempo sei in Italia e come è arrivata l’atletica nella tua vita?
Sono tredici anni che vivo ad Alessandria, in pratica tutto il percorso scolastico l’ho fatto nel vostro Paese, ma solo da tre faccio atletica, inizialmente ho praticato calcio, ma da bambino ero affascinato da Said Aouita e Hicham El Guerrouj e mi sono presentato in pista dove ho avuto la fortuna di incontrare il mio attuale allenatore, Francesco Labate.

E tu Francesco hai capito subito di aver avuto fortuna…
Sì, era il 2010, nel giro di pochi allenamenti corre un ottocento in 2’05, poca cosa, ma il potenziale sembra esserci e scende in fretta sotto i due minuti. I progressi sono costanti ma non solo in termini cronometrici, anche nella capacità tattica che in lui sembrano innate, fattore non marginale in una gara nervosa e delicata come gli 800. Ho cercato di gestire la sua programmazione con attenzione senza eccedere nè in qualità nè in quantità nei lavori, favorendo la sua naturale agilità e forza senza rischiare infortuni.

Sembra tutto facile Abdessalam …
Infatti, “sembra” ma non lo è, in mezzo ci sono stati sei mesi di ospedale per un linfoma rivelatosi per fortuna benigno, faccio ancora controlli periodici, l’ultimo esame al midollo era tutto a posto, quindi in pratica corro con tranquillità da solo i per fortuna benigno, faccio ancora controlli periodici, l’ultimo esame al midollo era tutto a posto, quindi in pratica corro con tranquillità da solo un anno… nell’estate del 2013 arriva un primo deciso salto qualitativo, 1’51 in un meeting a Celle Ligure. Da questa stagione corro per l’Athletic Club 96 Bolzano del presidente Bruno Telchini. In aprile il primo segnale positivo è venuto da una distanza anomala come i 600 metri corsi in 1.20.11 a Savona. A Donnas il 13 luglio di quest’anno sono sceso per la prima volta sotto l’1’50. Dalla malattia sono tornato più determinato di prima e avevo un conto in sospeso con l’atletica…

Niente male, ma non ci si mangia, vero…
Credo di avere margini di miglioramento ma la vedo dura una carriera a livelli professionistici. Ho studiato alla Foral di Valenza, incassatore e orefice. Prima della fine degli studi ho eseguito due anni di stage presso l’azienda Pasquali Bruni, alla fine dello stage mi hanno assunto come orafo apprendista. Finendo il contratto di apprendistato mi hanno assunto con un contratto a tempo indeterminato. Adesso lavoro come modellista, faccio tutti tipi di gioielli, orecchini, bracciali, anelli… lavoro dalle 8 alle 5.

Quindi Francesco come gestite gli allenamenti?
Compatibilmente anche con il mio lavoro, sono odontotecnico, siamo in campo verso le 18:30, non ci sono problemi, Mach, così lo chiamiamo, dopo la malattia è tornato più forte di prima, solare e positivo, per me è come un figlio ed un fratello. Ha forza, ottime capacità motorie e dinamiche, mi invita a pensare alla grande, ci crede, mi dice sempre: Tranquillo coach ci arriviamo, tranquillo… Ho creduto in lui, l’ho allenato con l’aiuto di mio fratello medico dietologo, rimesso in sesto e via…. mi dicevano uno che lavora dieci ore al giorno cosa può fare… adesso in tanti si mordono le dita, l’atletica a volte non è solo ripetute, esistono rapporti umani con i ragazzi che sanno andare oltre al programmino. Con gli altri del mio gruppo di allenamento non esiste rivalità, ma il più forte viene visto come modello da seguire, all’Athletic Club 96 ci hanno dato fiducia e Mach e io abbiamo ricambiato lavorando duro e con la serietà. I risultati sembrano darci ragione. Ma per scendere a tempi più importanti forse dovrebbere gareggiare in qualche meeting all’estero.

Francesco, guardando la sua settimana di allenamento sembra piuttosto blanda… avete mai doppiato gli allemenenti, fatto periodi di preaparazione estivi in altura?
Credi che in futuro possiate allungare le distanze in gara? Ha già fatto qualche gara su strada e ha vinto dei cross. Nei 1500 non ho mai spinto tanto, il contesto in Piemonte e Liguria è povero di atleti di qualità e per fare un buon risultato quello che conta oltre a gareggiare è trovare il treno giusto, ha fatto un 3’54, ma non è il suo valore, penso valga 3’46, poi fare troppe cose non porta lontano, allenare gli 800 è una cosa, i 1500 sono un’altra, deve ancora migliorarsi negli 800 e poi arriveranno i tempi anche nelle altre distanze. Il bigiornaliero abbiamo provato a farlo a giugno, distribuendo bene i carichi, il martedì e giovedì, poi la settimana successiva uno in più, è così via. Al mattino correva sul campo da calcio, corsa facile, solo risveglio muscolare e qualche allungo in diagonale, tieni conto che alle 8 deve timbrare il cartellino, Valenza dista 12 km da casa sua e non gli consiglio di mettersi in aspettativa dalla fabbrica. In altura abbiamo provato lo scorso anno, due settimane a Sestriere. Spesso il programma cambia, non è una macchina, è un essere umano, ci sono giornate dove alla sera arriva al campo alle 19, stanco, vuoi perché ha saltato la pausa pranzo o perché ha fatto un’ora in più. Non posso essere troppo rigido nella programmazione, ci sono troppe variabili.

Abdessalam, l’altetica ti toglie tempo per altre cose che vorresti fare? La sera sei mai troppo stanco per uscire?
La maggior parte del mio tempo è sul banco di lavoro e l’atletica diventa per me l’attività dopo lavoro che maggiormente desidero, è fondamentale avere amicizie al di fuori della fabbrica, l’atletica mi fa stare bene. La sera esco solo nel fine settimana, se ho impegni sportivi riposo, la gara mi carica, sono competitivo e non mi va di presentarmi stordito, oppure affaticato, non siamo così invincibili e poi bisogna pensare anche al tempo che gli altri dedicano a me quando sono al campo

E se arrivasse l’offerta di entrare in un gruppo sportivo militare?
Ci rifletterei. Valuterei la cosa ma prenderei la decisione insieme alla mia famiglia e al mio allenatore.

Abdessalam come te lo immagini il futuro?
Bella domanda, per ora sono solo un orafo, il settore è in costante progresso, mi affascinano le nuove tecnologie CAD-cam. Il mio datore di lavoro mi ha sempre dato fiducia e assecondato nello sport e nella vita, non si può mai sapere.

In realtà la mia domanda si riferiva all’atletica, ma mi piace questa risposta..