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ZONA MISTA – Speciale Olimpiadi: Le donne dell’atletica (italiane)

21 Agosto, 2016

Dedicato a loro. All’altra metà del cielo. Alle donne, alle splendide ragazze della nazionale azzurra che hanno illuminato l’ultima notte (atletica) per noi. Ben sei fanciulle ci hanno allietato con le loro piccole grandi imprese dallo stadio di Rio. Si parte dal salto in alto. Due finaliste, due. Non ricordo un’altra situazione in azzurro. Alessia Trost e Desirèe Rossit. L’Italia dell’Est. Due ragazze che hanno lo stesso coach, non presente per motivi di salute (auguri). Si tratta di Gianfranco Chessa, genovese trapiantato a Pordenone, dove le ragazze sotto il suo sguardo attento si allenano. Le due esili saltatrici in alto non si amano, lo hanno detto in tutte le salse, in ogni momento. “Facessimo parte della stessa classe avremmo due compagnie diverse”, così ha detto all’estensore di queste note, la stessa Alessia a Amsterdam, luglio scorso. Ma questo onestamente interessa poco. Desirèè ha fatto già un piccolo capolavoro arrivando in finale, si tenga però presente che a giugno aveva valicato l’asticella a 1,97. A Rio, si è fermata a 1,88 (misura d’entrata), 1,93 l’ha fallita, poco nerbo e grinta nei suoi salti. Il visino sempre rabbuiato, senza sorrisi. Misura capestro anche per Alessia che come tante altre si è arenata a 1,97. Solo 5 salti per la ragazza di Pordenone. I tre errori a 1,97 non le hanno fatto ritrovare il sorriso che ha perso nelle ultime stagioni. Il terzo salto, dopo imprecazioni, concentrazione, urla di incoraggiamento era fattibile, ma non sufficiente per mantenere l’asticella sui ritti. Lontano, purtroppo, i due metri saltati in una palestra dell’Europa dell’est di due inverni fa. Ad ogni buon conto le due azzurre ci sono, a livello internazionale e vista l’età ci resteranno per molto.
Inconcepibile una finale che parta con la misura di 1,88. Vince Ruth Beitia 1,97, 37 anni, per la Spagna. Trost quinta. Forse ha perso una grande occasione. Rossit sedicesima.

Fantastico il quartetto azzurro nella 4×400, con Maria Benedicta Chigbolu, Maria Enrica Spacca, Ayomide Folorunso e Libania Grenot. Seste in 3’27”05 ma dopo aver dato tutto. Già in semifinale avevano mandato in soffitta l’annoso primato di Campana, Masullo, Lombardo e Rossi di Los Angeles ’84, con 3’25”16 In finale le 4 azzurre hanno dato l’anima, (hanno sognato il bronzo), eccellente la prestazione della Spacca che pur non avendo un personale di grande levatura si trasforma in staffetta, ottima Ayomide che è la quintessenza della voglia di atletica di una ragazza di 19 anni e regale Libania che conquista la sesta piazza. Dobbiamo pure ribadire che Loren Seagrave (advisor della velocità femminile) aveva tra gli obiettivi della stagione di portare in finale il quartetto azzurro. Missione compiuta. Considerazioni conclusive sulle altre finali. Passatemi queste pseudo considerazioni nei 1500 Absel Kiprop tatticamente è una grande pippa. Negli 800 vinti dal “generale” Caster in 1’55”28 ho tifato per la canadese Bishop (quarta).

Mo Farah è un mostro doppietta (10 e 5 mila) in 13’03”3’0 (ultimo giro 52”83) ho tifato per Bernard Lagat (41 anni), terzo, già medagliato a Berlino 2009. Nella 4×400 uomini vincono gli Usa, ho tifato Belgio dei fratelli Borlèe (quarto) e come sempre quando finisce la staffetta del miglio in velo di tristezza arriva a chi ha seguito in queste notti la regina degli sport olimpici.