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Quel che resta di Torun

10 Marzo, 2021
Foto Giancarlo Colombo
Considerazioni a bocce ferme. Ovvero dopo un paio di giorni dopo la chiusura dei Campionati europei indoor che si sono disputati a Torun in Polonia, la città di Copernico. Se qualcuno armato di pazienza, volesse dedicare qualche minuto a sfogliare, o meglio “scrollare” le pagine della cloaca massima dell’informazione e della disinformazione (facebook), ne leggerebbe di tutti i colori. Chi si lamenta delle telecronache (non è una novità, anzi una consuetudine), chi sostiene che la staffetta maschile era sbagliata nella sua composizione, ancora, chi ritiene che il lavoro fatto dalla precedente legislatura fosse il principale artefice di avere lanciato i nuovi azzurri, nell’arengo europeo. Il punto più alto su facebook è stato toccato quando qualcuno ha scritto, senza mezzi termini, che il piazzamento di Larissa Iapichino (lungo) era da considerarsi più che buono, chi pensasse il contrario capiva poco di atletica.
Divagazioni? Sì, importanti però per capire che il campionato continentale è stato seguito, grazie alla tv di Stato, che ha trasmesso i quattro giorni di gare. Abbiamo parlato di Larissa, siamo d’accordo con la tesi espressa qualche riga sopra, aggiungendo però che molti quotidiani avevano, come si suol dire venduto la pelle dell’orso, senza averlo catturato.
La “copertina” spetta a ogni buon conto a Marcell Jacobs, capace di una volata di quelle che si ricordano, compreso tempo e distacchi (quasi 2 metri) agli avversari su di una prova di soli 60 metri. La “contro copertina” a Gianmarco Tamberi (alto) che è salito sino in cielo, ma qualcuno ha voluto addirittura dare il “cinque” agli angeli, e l’ ha battuto di 2 cm. “Gimbo”, capitano della nazionale, sa come ripartire e conoscendo il suo carattere, potrebbe anche lui toccare, magari a Tokyo, le volte del cielo.
Un altro motivo di orgoglio azzurro spetta a Paolo Dal Molin, bronzo nei 60hs, 34 anni, un ritorno il suo, dopo tante vicissitudini (leggi infortuni), che lo fa, ancora apprezzare di più.
I campionati sotto tetto hanno però mostrato un mezzofondo azzurro, asfittico, ancora lontano da una condizione accettabile, eccezion fatta per il gradito ritorno di Federica Del Buono.
Da quelle parti, tra gli uomini, c’è un tale Jacob Ingebrigtsen che domina in lungo e in largo. Doppietta nei 1500 e 3000 dimostrando di essere una spanna sopra di tutti, con tanto di giallo sulla squalifica, poi cancellata.
In campo femminile si sono viste delle ragazze che avranno un grande futuro, leggi la “orange” Bol nei 400 e la britannica Hodginkson (800). L’Italia ha presentato una squadra di 44 elementi, giovane (attenzione al quartetto 4×400 donne) che ha realizzato il nuovo primato italiano, sono il frutto del lavoro di Antonio La Torre, che da oltre due anni si batte sulle barricate dell’atletica italiana. Il prof. di Sesto S. Giovanni disse al momento della sua nomina: “Ci metto la faccia”. Non si è mai tirato indietro. Ora l’aspetta la parte più difficile: i Giochi di Tokyo.
Tornando a casa nostra, incombono tre gare di corsa campestre: Assoluti e societari, domenica a Campi Bisenzio (Firenze), il 21 il Campaccio, il 28 la Cinque Mulini. Divertiamoci!