La Stramilano half marathon e i rifornimenti insufficienti: capita soprattutto nelle “migliori famiglie”

Foto Giancarlo Colombo
Di: Daniele Menarini

La Stramilano 2019 mi ha ricordato una canzone degli Jarabe De Palo, quella “Dipende” che imperversava nel 1998, cantata in coppia dalla voce del gruppo, Paul Donés, e da Jovanotti, e che conteneva la frase: “Da che punto guardi il mondo tutto dipende”.
È proprio così: i punti di vista condizionano la comprensione della realtà e questo accade anche ai giornalisti, perché spesso osservano un avvenimento con un incarico specifico: su Correre.it, ad esempio, Diego Sampaolo è stato come sempre incaricato di descrivere la prova dei top runner, con la buona notizia in chiave italiana del personal best di Lorenzo Dini e del settimo posto di Elisa Stefani, mentre Walter Brambilla ha messo al centro della propria rubrica settimanale la valutazione complessiva della manifestazione.

Stramilano 2019 e le proteste social

Per dovere di completezza dell’informazione, però, non possiamo non tenere conto dei messaggi che molti partecipanti alla mezza maratona competitiva hanno rivolto alla Stramilano 2019 attraverso le pagine social dell’organizzazione, nel pomeriggio della domenica e poi nella giornata di lunedì. Dall’insieme delle segnalazioni risulta che sia presto finita l’acqua ai primi 2-3 rifornimenti. L’organizzazione ha pubblicato un messaggio di scuse riconducendo il disservizio all’innalzamento della temperatura superiore al previsto.

È probabile, però, che la criticità sia stata generata anche dall’aumento dei partecipanti: 6.722 finisher contro i 5.626 del 2018. Il calcolo del consumo d’acqua pro-capite varia già in modo significativo con 1.100 partecipanti in più, e sui primi due rifornimenti i concorrenti arrivano ancora in massa, il che rende difficile il riassortimento.

Nelle manifestazioni podistiche locali un errore di percorso o nei ristori, una carenza di gabinetti o di docce, una classifica che non torna sono problemi all’ordine del giorno, ma nella comunità locale ci si conosce tutti, l’organizzatore lo incontri il giorno dopo al bar, “gliene dici quattro”, ti fai offrire un caffè e tutto, di solito, finisce lì.

Diversa è la condizione delle grandi manifestazioni, che si svolgono in una dimensione mediatica che è tale per la presenza di diretta televisiva o perché il numero di partecipanti è talmente elevato da agire esso stesso come un media potente attraverso i social network. È una potenza di fronte alla quale non rimane che una strada: farsi carico di quanto accaduto e girarlo in positivo attivando un confronto con gli appassionati.

Più la città è grande o antica o entrambe le cose, più organizzare si trasforma in un immenso grattacapo. Lo sanno a Venezia, lo sanno a Firenze come a Roma, lo sanno a Milano: tutte le “migliori famiglie” del podismo meneghino hanno dovuto fare i conti con la complessità dei grandi numeri in un ambiente urbano.
Nella storia della DJ Ten, ad esempio, ci sono top runner italiani schierati al via di una prova inserita nel solo calendario regionale e un’edizione già frequentatissima in cui i servizi del dopo gara non erano ancora adeguati al grande numero di presenti. Anche nella storia della maratona di Milano c’è un’edizione “numero zero” in cui ai ristori finisce l’acqua e una pioggia così intensa che nel 2012 fa saltare il ritiro borse della staffetta. Ritiro borse che mise in difficoltà l’altrimenti ottimo debutto della Milano 21 Half marathon, nel 2017, e che quest’anno ha mandato in crisi la Napoli Half Marathon, che ha contato 5.539 finisher. Una breve storia di “grandi che sbagliano”, che insegna a far tesoro dei problemi. Succedono, come avete potuto leggere, anche nelle “migliori famiglie”. Soprattutto nelle migliori famiglie.

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