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Speciale Belgrado 2017: Fabrizio Donato. Capitano, mio capitano

04 Marzo, 2017

La vita comincia a 40 anni si diceva un tempo. Un adagio che calza alla perfezione su Fabrizio Donato: cinque Olimpiadi, come Pietro Paolo Mennea, un bronzo a Londra 2012, un oro Europeo a Torino 2009 (indoor), un argento europeo a Parigi 2011 (indoor), un oro europeo a Helsinki 2012 (outdoor), insomma una carriera con i fiocchi e controfiocchi.

Non è finita. Con cerotti piazzati un po’ da tutte le parti, dopo il benestare di Antonella Ferrario, medico della federazione, venerdì Fabrizio Donato, dagli occhi chiari come il mare è entrato in pedana nelle qualificazioni del triplo e dopo due 16,24, ha piazzato la zampata: 16,70. Traduzione: finale. L’ennesima. Il capitano c’è. A Belgrado per dare una mossa alla squadra che dalle prime battute è sembrata quasi la solita. Mai arrendersi. E pensare che adesso è pure coach. Sì, di Andrew Howe, questa è una notizia ormai vecchiotta, ne hanno parlato tutti, con scatti fotografici da star. Domenica la finale del tre balzi: hop, step e jump. Fabrizio Donato c’è, per l’estate vogliamo anche Daniele Greco!

Altra piccola storia da raccontare brevemente è quella di Giulia Alessandra Viola che, stancatasi di vivere nelle nostre lande, oltre un anno fa ha preso armi e bagagli è volata in Inghilterra nei pressi di Leicester. Un’ora di auto da Birmingham, dove il tecnico Ranieri ha portato allo scudetto la squadra di calcio in Premier League e quest’anno è stato esonerato. Terra dove si gioca con l’ovale tra le mani, ma si corre nei prati e tanto. Giulia adesso è seguita da Denmark, tecnico britannico che l’ha plasmata e l’ha riportata a degni livelli. Venerdì l’azzurra ha agguantato alla grande la finale dei 3000, dove la scozzese Laura Muir (ha viaggiato a fianco di Giulia da Londra a Belgrado) sta dimostrando di essere in grado di centrare una mitica doppietta 1500 e 3000. Ci sarà Giulia Alessandra Viola.

Una nota di cronaca. A Belgrado si respira un’aria di primavera, Sole tiepido e cielo terso.