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Run 5.30 goes to New York

Di: a cura della redazione

Dopo 11 anni di Run 5.30 in Italia – con già qualche tappa disputata nel Regno Unito (Nottingham prima, Brighton poi) – la corsa non competitiva di 5,3 km alle 5.30 del mattino farà il suo debutto a New York, città cara a runner di tutte le latitudini per la famosissima maratona d’autunno.

Run 5.30 è un progetto che punta alla diffusione di movimento e sana alimentazione attraverso un evento sportivo a impatto zero, disputato nel cuore delle città ospitanti.

A ideare la manifestazione, che ogni anno “butta” giù dal letto prima dell’alba migliaia di partecipanti, regalando loro un risveglio indimenticabile in una città silenziosa e resa ancora più bella dalle prime luci del giorno, sono stati i modenesi Sergio Bezzanti e Sabrina Severi, anche se il merito per la realizzazione della tappa a stelle e strisce va ai collaboratori Alessandro Curti e Filippo Ciampini, tengono a precisare i due organizzatori.

La Run 5.30 NYC si disputerà venerdì 6 settembre con partenza dal Pier 25 Hudson River Park, per ulteriori informazioni e iscrizioni: https://www.run530nyc.com.

Un’idea covata a lungo?
«Un sogno del cassetto da un po’ di tempo, che è diventato realtà grazie alla caparbietà di Filippo Ciampini e Alessandro Curti, che da tempo fanno parte dello staff di “5.30” e che hanno fondato una società in USA per lo sviluppo di questa iniziativa» spiega Sergio Bezzanti.

«La notizia ha trovato spazio nell’edizione WEB del Wall Street Journal, che ha praticamente adottato la nostra corsa – ha spiegato a Correre un raggiante Sergio Bezzanti, che da Londra, dove vive, si è trovato di colpo sommerso dai messaggi dei follower -. Come ogni mattina ero intento a fare colazione in un “Pret à Manger” quando sul mio telefono ha cominciato ad arrivare una raffica di messaggi. Tra news sul sito e attività social, soprattutto con la “story” su Instagram, questa notizia, da noi pubblicata mercoledì 21 agosto, da sola ha generato il livello di traffico che di solito raggiungiamo con la presentazione delle date del tour.»

Venerdì 6 settembre, al Pier 25 Hudson River Park, che tipo di America vi aspettate di incontrare?
«Probabilmente “bianca” e d’élite, per il momento, visto il target della testata che ha dato la notizia. Avevamo chiesto di poterla organizzare in Central Park, ma non essendo conosciuti sapevamo che la nostra proposta non sarebbe stata accettata. Come prima edizione, anche alla luce dei tempi stretti con cui la stiamo comunicando, stimiamo una presenza di circa 200 persone. La cosa bella è che dall’Italia in quattro hanno scritto che ci saranno. Si tratta probabilmente di persone che avevano già in programma una trasferta a New York, ma il piacere è immenso. C’è una gioia diffusa che accomuna le migliaia di messaggi che stiamo ricevendo: più che semplici concorrenti, i partecipanti alle 5:30 si confermano dei “fun”, dei veri tifosi della nostra storia e del nostro percorso.»

Da un punto di vista organizzativo, siete un po’ un “Davide” a casa di Golia, cioè del New York City Road Runner Club, che organizza nella Grande Mela la maratona più partecipata al mondo oltre a un altro centinaio di corse sul territorio…
«È per questo che mi sono detto e ho detto ai collaboratori che l’obiettivo è arrivare a 127 presenze, cioè il numero di partenti della prima edizione della maratona di New York. Lo considererei benaugurale (sorride). Al New York City Road Runner abbiamo mandato un formale invito a partecipare. Non hanno ancora risposto, ma secondo me qualcuno di loro verrà a vedere cosa succede, al limite “infiltrandosi” tra i partecipanti. Potrebbe finire che poi nascerà una 5:30 NYCRR: pace, a quel punto. Potremo dire che ci avremo provato. Per il momento prevale la gioia per un traguardo carico di simboli. Ho ancora in mente quelli che dieci anni fa mi ripetevano: “Una corsa all’alba? Lascia perdere, è meglio”.»