fbpx

Il minimo olimpico in maratona

10 Aprile, 2021
Comitato Olimpico Internazionale/Getty Images

Il minimo olimpico è il minor risultato utile (“minimo”, appunto) che ogni atleta deve ottenere per avere la possibilità di essere convocato per i Giochi olimpici dalla propria nazionale. 2:11’30” per gli uomini, 2:29’30” per le donne. Sembravano tempi impegnativi quando vennero fissati, quattro anni fa. Invece, se non ci fosse la regola del “massimo tre per ogni nazione e sesso”, alle maratone olimpiche del 7 e 8 agosto vedremmo al via 523 uomini, di cui 137 con la sola maglia del Kenya, e 295 donne, 107 delle quali con la divisa dell’Etiopia. 

La maratona che si svolge domenica 11 aprile, in bolla totale anti-Covid all’aeroporto di Siena-Ampugnano (diretta sulla pagina facebook di Correre) presenta una quantità di corridori di alto livello poche volte vista in Italia. Questo accade perché sono ancora tanti gli atleti di ogni parte del mondo che devono ottenere il tempo di accesso alle due maratone dei prossimi Giochi olimpici di Tokyo, due gare che si svolgeranno a Sapporo sabato 7 (donne) e domenica 8 agosto (uomini), giorno di chiusura della manifestazione.

A cosa serve il minimo olimpico

Nei contenuti pubblicati su Correre di aprile (e su Correre.it in questi ultimi giorni) gli appassionati hanno incontrato più volte la parola “minimo” o l’espressione “minimo olimpico” (“in possesso del minimo olimpico”). Si tratta del minor risultato utile (“minimo”, appunto) che ogni atleta deve ottenere per avere la possibilità di essere convocato per i Giochi olimpici dalla propria nazionale. Vale per tutte le specialità dell’atletica del programma di Tokyo e per tutte le nazioni riconosciute dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) con l’eccezione dei cosiddetti “piccoli stati” (ad es: Repubblica di San Marino).  Per le due prove di maratona, i minimi (“entry standard” nel regolamento internazionale) sono: 2:11’30” per gli uomini e 2:29’30” per le donne. A stabilirli è stata la World Athletics, la federazione mondiale che governa le gare di atletica, su delega del CIO, che demanda alle singole federazioni sportive internazionali la gestione delle gare olimpiche, dalle regole tecniche alle modalità di svolgimento.

Più maratoneti qualificati del previsto

Nell’intenzione della World Athletics questi due “minimi” erano considerati severi ed erano stati fissati per contenere i partecipanti e le partecipanti alla maratona olimpica in circa 80 concorrenti per ogni gara. Un ragionamento fatto all’indomani dei Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016, quando partirono ben 155 uomini e 156 donne, cifre che in entrambi i casi hanno rappresentato il record di partecipazione alle maratone a cinque cerchi. “Colpa” dei minimi troppo “generosi” si pensò allora: 2:19’00” per gli uomini e 2:45’00” per le donne.

Il risultato del nuovo quadriennio olimpico, invece, non si allontanerà di molto dai totali della partecipazione ai Giochi del 2016: anziché tagliare di circa il 50% la partecipazione di Rio 2016 (era questo l’obiettivo dei nuovi minimi), ci si ritrova già con queste cifre: in base alla ricerca effettuata dal giornalista newyorkese David Monti, 101 uomini di 44 Paesi e 82 donne di 42 nazioni hanno già ottenuto il minimo di partecipazione alla maratona dei Giochi olimpici. Il tutto quando mancano ancora un mese e mezzo alla scadenza del tempo utile a ottenere questi risultati (31 maggio). Al termine del periodo utile, inoltre, l’elenco dovrà essere integrato inserendo gli eventuali atleti sprovvisti di minimo, ma titolari di quella sorta di “wild-card” che è data dall’essersi classificati nei primi dieci posti di una gara del massimo circuito mondiale, quello delle Abbott World Marathon Majors (Berlino, Boston, Chicago, Londra, New York e Tokyo) o nella maratona dei Mondiali di Doha 2019. L’abbondanza, insomma, è tale che non ha più senso la postilla in base alla quale, per riempire fino a 80 iscritti le liste di partenza delle due gare olimpiche, i posti non occupati per mancanza di minimo li si sarebbe potuti assegnare agli atleti inseriti nel ranking mondiale stilato dalla World Athletics.

 

I perché di tanta qualità

Quei totali di 82 donne e 101 uomini sono calcolati “al netto” della regola del “massimo tre posti per ogni nazione e sesso”. Se non ci fosse questa regola, se cioè potessero partecipare alla maratona dei Giochi olimpici tutti i maratoneti in possesso del minimo, a Sapporo vedremmo partire 523 uomini, di cui 137 con la sola maglia del Kenya, e 295 donne, 107 delle quali con la divisa dell’Etiopia.

Tutto questo è indicatore di quanto è ampia, in questo periodo storico, la fascia di qualità media della maratona mondiale. Una dimensione che ha spiazzato la World Athletics (convinta quattro anni fa che quei minimi di 2:11’30” e 2:29’30” avrebbero creato selezione) e che è stata generata soprattutto da tre fattori:

  1. l’uso ormai diffuso di particolari calzature con plate in carbonio e schiume ultra-reattive a comporre l’intersuola;
  2. la dilatazione del periodo utile per ottenere il minimo, deciso a seguito dello spostamento di un anno dei Giochi olimpici; prima della pandemia il periodo andava dal primo gennaio 2019 al 4 giugno 2020; poi è stato articolato in tre parti: 1.1.2019 – 5.4.2020, poi blocco totale delle attività fino al 30 novembre 2020, poi di nuovo caccia al minimo dal primo dicembre 2020 al 31 maggio 2021. Un ulteriore variazione è stata adottata per considerare “buoni” in chiave olimpica i tempi ottenuti, ad esempio, nella maratona di Londra corsa dai soli top runner il 4 ottobre 2020, quindi durante il blocco totale;
  3. la migrazione dai 5.000 e 10.000 m in pista verso la mezza maratona e la maratona da parte di distance runner, donne e uomini, di secondo livello (intendendo come tali quelli che corrono appena meglio del minimo olimpico in maratona). Si tratta di ottimi atleti che però non potrebbero mai incassare in pista i premi in denaro che riescono a raggiungere nelle due specialità su strada.

 

La maratona è cambiata

In sostanza, quei due minimi che nel 2016 sembravano impegnativi, oggi non lo sono più così tanto: chi corre in 2:11’30” ha un ritardo di 10 minuti esatti dal record del mondo (2.01’39”), minuti che diventano più di 15’ per le maratonete che chiudono in 2:29’30” (2:14’04” il primato mondiale).

Questa è la dimensione della maratona nell’anomalo anno olimpico 2021.