Londra 2017: sprofondo azzurro

Foto Fidal/Colombo
Di: Walter Brambilla

Londra 2017. Bolt lascia. Ne abbiamo parlato.
Nessun record mondiale battuto. Scritto.
I pronostici sono stati spesso ribaltati. Detto.
Il risveglio degli europei. Annotato.
Antonella Palmisano medaglia di bronzo. Pure.

Allora cosa manca? Ah, la nazionale italiana. La spedizione di 36 atleti (18 uomini e 18 donne) che a Londra 2017 ha prodotto una sola medaglia, nella “santa marcia” e nella classifica a punti per nazione annotiamo un magnifico 9. Spiego meglio. La classifica prende in considerazione i primi 8. L’Italia con il terzo posto della Palmisano (6) e il sesto di Meucci (3) arriva a quella cifra, che corrisponde al 38° posto in classifica per nazioni su 43 che sono andate a punteggio.

Qualche numero su precedenti rassegne iridate

Helsinki 1983: 43; Roma 1987: 61; Goteborg 1995: 63; la fase calante inizia nel 2007 a Osaka: 31; Berlino 2009: 25; Daegu 2011: 22; Mosca 2013: 19; Pechino 2015:11; Londra 2017: 9. I numeri sono aridi ma centrano bene la situazione italica. Sprofondo azzurro. Ci salvano, si fa per dire, quelli che un tempo erano chiamati, dai “puristi” della pista i “puzzapiedi”: marciatori e maratoneti, gente di fatica, in altre parole Antonella Palmisano e Daniele Meucci. Senza dimenticarci il martellista Marco Lingua (decimo).

Adesso inizieranno i processi, ma chi sono i giudici togati che dovranno prendere eventuali provvedimenti? Non se n’era parlato anche dopo Pechino 2015, oppure dopo i Giochi dello scorso anno? I giudici con tanto di parrucca sono gli stessi che sono stati votati (lo scorso novembre dall’assemblea, che ha rieletto, almeno in parte gli stessi uomini della precedente legislatura). Poco è cambiato da allora, il DT Massimo Magnani dopo Rio ha rassegnato le sue dimissioni, in sua vece, da gennaio è arrivato Elio Locatelli, ma cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia. Il prodotto è la nostra atletica, asfittica, con poche punte se si fa eccezione sulla nuova speranza “bimbo” Tortu e sul ritorno di Gimbo Tamberi, ma il resto è veramente poco in campo mondiale.

Per cercare di rialzare la testa, qualcuno mi ha suggerito “usa il lanciafiamme, non la penna”. Non sono molto d’accordo: la colpa, se così si può chiamare, sta in tutto il movimento che esprime un vertice che non è altro che la trasformazione della base. I Comitati Regionali più importanti (come numero) faranno sentire la propria voce? E’ la solita domanda che rivolgo ai presidenti e resta lettera morta. Tra una decina di giorni tutto si darà assopito, tutto tornerà nella normalità assoluta, anzi, appena chiusa Londra 2017 si sente già parlare di Berlino 2018, di resa dei conti. Per l’ennesima volta. Non ci credo più.

PS Aiuto! Ho scoperto che domenica riparte il Campionato di calcio. Se ne sono accorti domenica sera i radioascoltatori. Radiorai che aveva mandato in diretta tutte le finali, ha detto basta c’è Lazio – Juve. L’atletica che sport e?

Articoli Correlati

Palmisano: “Una medaglia per ridare fiducia all’atletica azzurra”
Londra 2017: Caster Semenya vince il terzo titolo iridato sugli 800 metri
Londra 2017: il programma dell’ultima giornata
Londra 2017: Coburn e Frerichs doppietta statunitense sui 3000 siepi
Londra 2017: il programma della nona giornata
Londra 2017: Ramil Guliyev vince i 200 metri nel mondiale delle sorprese