Londra 2017: maratona, Daniele Meucci è sesto con primato personale

Foto Giancarlo Colombo
Di: Walter Brambilla

Un anno fa lo avevamo visto toccarsi un piede dopo cinque/sei chilometri, problema a un laccio di una scarpa, sembrava un gesto normale per un maratoneta dopo pochi chilometri dalla partenza. Invece no, Daniele Meucci, ingegnere pisano, decise che era meglio prendere la via degli spogliatoi. Erano i Giochi di Rio. Era un vero e proprio infortunio. Da allora molte notti insonni, molti problemi, molti diavoli da sconfiggere nella mente. Forse anche ritiro dalle competizioni era balenato nella sua mente, lui che è campione Europeo in carica (Zurigo 2014). Si cercava di ricostruirlo, non solo fisicamente (microfrattura al tallone), ma anche nel morale, specie da chi lo conosce bene, ha il suo tallone d’Achille.

Ci ha pensato il suo mentore e allenatore Massimo Magnani (assente a Londra per calcolosi… auguri). Un lavoro certosino, quello di Max Magnani, per convincere Daniele Meucci di essere ancora in grado di fare grandi cose. A dicembre il ritorno agli allenamenti, poi un periodo in altura in Eritrea. Incombeva però il cosiddetto “minimo” per i mondiali. Daniele Meucci in gran segreto si presenta a Rimini (maggio), ovviamente la missione è compiuta, poi la strada verso il mondiale.

Domenica, nel circuito con partenza e arrivo da Tower Bridge nella maratona mondiale di Londra si è assistito al ritorno al vertice de figliol prodigo. Gara accorta la sua, con acume e intelligenza. Le lacrime di Daniele alla fine ne sono la testimonianza, il sesto posto, tramutatosi poi in quinto dopo il fotofinish (incredibile) in 2:10’56” personal best, come scrive il foglio ufficiale d’arrivo. Alla fine della serata il risultato quinto o sesto posto in classifica era ancora in discussione, conclusosi verso le 22,00 con la sesta posizione ufficiale. Un campione ritrovatissimo.

La gara è stata vinta dal keniano Kirui, allenato dal “guru” piemontese Renato Canova, vincitore della maratona di Boston (2h08’27”), sul favorito etiope Tamirat Tola, dopo un bellissimo finale. Stefano La Rosa si è ritirato.Tra le donne (senza azzurre) vince keniana battente bandiera del Barhein Rose Chelimo, dopo una lotta a coltello con l’ex connazionale la celeberrima Edna Kiplagat, terza la statunitense Cragg.

ITALIA

Il panorama italiano propone due sufficienze: Daniele Re (400) che si è difeso in semifinale e Bencosme che la guadagna nei 400hs. Gli altri? Go Home. Sono: Zoghlami, Bamoussa e Chiappinelli (siepi), Vergani  (400hs), Maria B. Cigbolu (400).

VELOCITA’

Permetteteci un ritorno sulla finale dei 100 metri, vinti da Gatlin, che sono stati l’addio di Bolt. Manuela Levorato, ancora oggi, la donna più veloce d’Italia (11”14 nei 100) ha dato il suo parere: “Non importa la sua sconfitta nei 100, Bolt lo si deve ringraziare, è stato una stella fulgida lontana da ogni ombra del doping. Ho visto la sua vittoria 10 anni fa a Pechino, da allora non ne ho persa una. La sconfitta di Londra, non modifica nulla della sua storia”.

E tra le donne è accaduto quella che nessuno si attendeva. La giamaicana Thompson favoritissima è solo quinta, vince la statunitense Tori Bowie nei 100 in 10”85, sulla Ta Lou (Costa d’Avorio) 10”86 e Dafne Schippers (Olanda) 10”96. La Giamaica in lutto.

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