Yeman Crippa, quinto nella passata edizione della Cinque Mulini

Il Mulino Meraviglia racconta…

Foto Giancarlo Colombo
Di: Walter Brambilla

E’ da una settimana che mi stanno rompendo le scatole. Tutti gli anni, esattamente da 87, nella prima parte dell’anno arrivano quelli della “Sportiva”. Da queste parti li chiamano così. Mi ordinano: tornare a lavorare! Un giorno solo l’anno, fare ruotare le antiche pale (quelli eruditi, i giornalisti, che io chiamo gazzettieri, scrivono così) e mostrare al mondo come si operava nella pianura lombarda tempo fa.
Ah mi sono scordato, devo presentarmi. Sono il Mulino Meraviglia, l’unico rimasto dei celeberrimi cinque. Cinque erano quelli originali, davano il nome a questa gara, corsa, adesso la chiamano cross country, insomma di gente in mutande e neppure troppo lunghe che mi entrano dalla porta principale ed escono dall’altra, Ah, un anno fa qualcuno ha cercato di passare pure dalla finestra. Meno male che poi si sono ravveduti, se no finivano nell’Olona, che ormai è un fiume maleodorante (sono sempre i giornalisti che scrivono così…).

Quest’anno mi hanno fatto alzare presto, domenica 27 gennaio e faceva un freddo della m… E pensare che una trentina di anni fa accoglievo (si fa per dire) i podisti, adesso li chiamano i top runner – chissà che vuol dire – in sfavillanti domeniche di primavera. Ne ricordo una in particolare. Era il mese di marzo del 1986. L’ho bene impresso nella memoria un tale ragioniere di Inverigo, uno di qui, un “barbisin” (traduzione: un uomo con i baffi) dal carattere spigoloso, era campione europeo, mondiale e olimpico, ma la nostra gara non l’aveva mai vinta, arrivò primo in un tripudio di folla, dovette intervenire la gazzella dei carabinieri, tanto era la gente che lo acclamava. Altri tempi. Non sono un nostalgico, ma ho un po’ di malinconia a ricordarmeli.

All’inizio degli anni Settanta ben prima del successo del lombardo con i baffi da sparviero, arrivarono anche le donne. Incredibile i tempi erano cambiati nessuno si stupiva più di vederle in pantaloncini corti. Le prime ad ammirare il mio interno, furono le atlete inglesi, da loro correre attraverso i prati era una specialità che amavano dall’inizio del secolo scorso, il secolo breve. A ogni buon conto è dal 22 gennaio del 1933 che io, il Mulino Meraviglia, sono tornato in attività: la notte prima della gara, nevicò abbondantemente e quelli della “Sportiva” giù a lavorare di pala e badile. Giovanni Malerba fu il primo a cui venne in mente di mettere in piedi la gara (adesso si dice organizzare), poi da me si sono presentati in tanti a chiedermi di operare un giorno l’anno i vari Alfredo, Peppino, Vito, Franco, adesso viene Pinuccio, deve essere un nobile ha un doppio cognome. Ne ho scordato qualcuno, cosa volete è l’età. Passando gli anni una norvegese disse che il Mulino Meraviglia è il più bello del mondo! Sai che felicità!

Questa mattina, mi sono svegliato presto, ho aperto le due porte e uno dopo l’altro, sono passati di corsa. Prima sono arrivati quelli che più giovani non sono, alcuni addirittura arrancavano, erano felici di osservarmi da vicino, poi i ragazzini, insomma una grande baraonda. Quando è stato il momento delle gare principali, il cielo si è fatto ancora più plumbeo e alcuni fiocchi di neve sono scesi copiosi dal cielo. Molta gente è rimasta a casa. Cosa si sono persi! Un percorso che sembrava una fiaba, non innevato, ma allo stesso tempo con un fascino indescrivibile. Non ricordavo un fatto del genere a parte il giorno da tregenda del 2015 con tanto fango, e quello del 1969 quando vinse addirittura un russo e non si era ancora sbarcati sulla luna. Nevicava, pareva Natale! Se permettete, ho fatto il tifo pure io. Per un ragazzino esile, un nuovo italiano, come si dice adesso e per una ragazzetta trentina, che ha un padre ex corridore, mentre il babbo del “bracciodestrodidio” come viene tradotto il nome di battesimo del nuovo italiano è addirittura stato nominato cavaliere delle Repubblica proprio in questi giorni. Due giovani belle speranze. Non hanno vinto. Peccato. Intanto ho richiuso le porte, torno a riposare. Tanto so benissimo che tra un anno o giù di lì mi disturberanno ancora.

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