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Franco Fava e la maratona di Reggio Emilia

09 Dicembre, 2020

Non ci saranno i record di Valencia, non ci saranno i più forti maratoneti e mezzofondisti del mondo, ma è pur sempre un Campionato italiano da onorare quello che si corre domenica a Reggio Emilia.
Non è la prima volta, si corse nel 1975 e anche l’anno successivo. Se si vanno a scartabellare i testi sacri ci si accorge che nell’edizione reggiana del 1976 in gara come debuttante vi era niente di meno che Franco Fava. Un precursore della corsa lunga, che sulla nostra rivista tiene da tempo immemore la sua rubrica in ultima pagina “Cuorematto”, oltre ad aver lavorato per anni in redazione.

Sia nel ’75 sia nel 76’ vinse Pippo Cindolo.

Ricordo benissimo quel giorno – dice Franco Fava dal suo telefono di casa a Roma – ero all’esordio sulla distanza, a soli 24 anni. La maratona era una sorta di trials per i giochi di Montreal. Avevo lasciato la pista perché la tachicardia che spesso mi presentava il conto in gara era una sorta di “spada di Damocle”. Se mi avesse colpito in una maratona, avrei avuto tempo per recuperare, in pista in qualsiasi modo avrei perso. Avevo un personale nei diecimila di 28’16” con il quale avevo tolto il primato italiano a Franco Arese”.

Come andò la gara?

Arrivai secondo dietro a Pippo Cindolo che l’anno precedente aveva fissato con 2h11’45” il nuovo primato italiano a Fukuoka, all’esordio fermai il cronometro dopo 2h12’52”, terzo arrivò Massimo Magnani”. Terzetto che rappresentò l’Italia ai Giochi olimpici di Montreal ’76, in Canada.

Che cosa ricorda della maratona?

Non era un circuito cittadino, si correva su viali in periferia, faceva abbastanza fresco. Una maratona organizzata benissimo. I quotidiani di allora non giustificavano il fatto che avessi lasciato la pista per la strada. Non era vero, nel mese di giugno corsi i 10 mila in 27’56”, insomma tutto faceva ben sperare, anzi l’idea era di doppiare l’appuntamento olimpico: 10 mila e maratona“.

Poi andò diversamente…

Sì, corsi solo la maratona, arrivai ottavo. Fu una delusione, contavo in una medaglia, poiché non c’erano gli africani in seguito al boicottaggio del Continente Nero. Di maratone nella mia vita ne corsi veramente poche, dopo Reggio Emilia e Montreal, nell’inverno del 1977 presi parte alla maratona di Auckland in Nuova Zelanda, terminai in 2h02 e spiccioli, peccato che era più corta di 2 km circa…

Non un gran rapporto con la gara?

Troppo lunga. La distanza esatta per me era la mezza, come la Stramilano che ho vinto nel 1976

A Valencia si è corso con scarpe che pare facciano volare, che ne pensa?

Prima delle Olimpiadi avevo disegnato pure io la mia scarpa, era una Lotto. Andai in fabbrica per spiegare come la volevo: tomaia bucata e tallone leggermente rialzato. Sono stato un precursore…La maratona era ancora digerita da pochi. New York non aveva ancora sbancato, da noi la Stramilano aveva già attecchito, ma non ancora sfondato del tutto”.

Franco Fava negli anni Settanta era un mito nella corsa lunga, spaziava dalle siepi ai 10 mila, dal cross alla strada. Nel ’77 corse i 10 mila in 27’42”65, ben 43 anni fa! I 20.000 m in pista li chiuse in 58’43”, i 5000 in 13’21”86, le siepi in 8’18”85. Sarà bene ricordarlo per chi lo conosce solo come giornalista.

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