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Accadde… domani: le corse che furono, in questi stessi giorni

Di: Danilo Mazzone

Da venerdì 4 a mercoledì 9 settembre, ecco cosa accadde negli stessi giorni che stiamo vivendo.

Momenti di gloria. In questa puntata della nostra rubrica di anniversari rivivono i giorni di Roma ’87, Campionati mondiali di atletica allo stadio olimpico. Il 5 settembre è il “giorno dei giorni” di Francesco Panetta (nella foto), iridato nei 3.000 siepi. Il giorno dopo c’è la grande rimonta di Gelindo Bordin (terzo), che probabilmente sente nascere in quel 6 settembre la consapevolezza che lo porterà, ai Giochi olimpici di Seoul dell’anno dopo, a diventare campione olimpico mettendo in fila gli stessi due avversari che a Roma lo precedono sul podio.

Che giorni! Ci si allenava sentendo dentro un grandissimo orgoglio.

4 settembre 2006L’americana Marla Runyan è stata una pioniera dello sport per ipovedenti. Quel giorno, a New Haven, nel Connecticut (Usa), la longilinea mezzofondista si supera vincendo i campionati nazionali di 20 km in 1:08’28”. Un magnifico messaggio di luce che perfora le ombre dei pregiudizi.Uomini: 1° Ryan Hall 59’29”. Donne: 1° Marla Runyan 1:08’28”.

5 settembre 1987 È il giorno dei giorni di Francesco Panetta, il “ragazzo di Calabria”. Nella finale dei 3.000 ai Mondiali di Roma, il “ragazzo di Calabria” va al comando quasi subito e dopo il primo mille è già solo. Lo sospinge il tifo calcistico dello stadio romano. La folla trattiene il respiro a ogni passaggio di riviera. Dietro, a inseguire, il tedesco orientale Hagen Melzer, che lo beffò un anno prima (Europei di Stoccarda, ndr), e il belga William Van Djick. Questa volta, però, non c’è il piombo maledetto dell’ultimo giro degli Europei, quando la corsa di “Frank” venne risucchiata dal recupero della coppia Ilg-Melzer. Panetta può girarsi e salutare il pubblico, vincendo il titolo mondiale in 8’08”57! Melzer è secondo in 8’10”32, terzo Van Djick con 8’12”18. Alessandro Lambruschini conclude al nono posto in 8’24”25.

6 settembre 1987Maratona dei Mondiali di Roma. Fa caldo, il percorso è difficile, i favoriti scelgono la prudenza. A metà gara il semisconosciuto canadese Peter Maher passa in testa con più di un minuto di vantaggio, poi iniziano le grandi manovre con il tanzaniano Juma Ikangaa, l’australiano Steve Moneghetti, l’inglese Hugh Jones, il gibutiano Ahmed Salah, l’altrettanto poco noto keniano Douglas Wakiihuri, che rilevano in testa l’esausto nordamericano. Stranamente attardato Gelindo Bordin, ma proprio poco dopo metà gara il veneto opera una straordinaria rimonta. “Gelo” inizia a raggiungere il danese Jorgensen, quindi Jones, per poi piombare come un falco sul quartetto che comprende Ikangaa, Salah, Moneghetti e Wakiihuri, che non tradisce la minima fatica. Al 34° chilometro Wakiihuri opera un allungo straordinario sul piede di 2’58” al chilometro. Sarà l’azione decisiva. Salah cerca di seguirlo, Moneghetti si stacca, Bordin soffre. Gli ultimi chilometri vedono trionfare Wakiihuri, prima medaglia d’oro per il Kenya in maratona, che entra regale nello stadio Olimpico e vince in 2:11’48” . Gelindo realizza un altro capolavoro ed è terzo in 2:12’40” insidiando addirittura l’eterno secondo Salah, 2:12’30”. Orlando Pizzolato è settimo in 2:14’03”, Salvatore Bettiol 13° in 2:17’45”.

7 settembre 2003 Meeting di Rieti. Sul miglio, come da pronostico vince Hicham El Guerrouj (3’50”02); la sorpresa è il record mondiale juniores di Alex Kipchirchir (3’50”98). Negli 800 combatte bene Andrea Longo (1’44”95), battuto di soli dieci centesimi dall’argento di Atlanta ’96 Hezekiel Sepeng (RSA, 1’44”85). La britannica che vince i 1.500 m, Jo Pavey (4’04”46) corre ancora oggi come master.

9 settembre 2006 Finali delle World Athletics sulla pista di Stoccarda (Ger). Ed è spettacolo, passerella di grandissimi: nei 1.500 mi il keniano Daniel Kipchirchir deve impegnarsi allo stremo per avere ragione del neoamericano Bernard Lagat: 3’32”76 contro 3’32”93. Fratelli alla ribalta: nei 3.000 m l’ancora diciannovenne etiope Tariku Bekele vince in 7’38”97 davanti al keniano Edwin Soi, 7’39”25. Nessuno ci fa caso, ma Mo Farah è 12° in 8’00”60. Nei 5.000 m il fratello maggiore Kenenisa esegue il compitino limitandosi a vincere in 13’48”62 con gli ultimi 200 m in 25”82. Si vola nei tremila siepi, vinti da Paul Kipsiele Koech (Kenya) in 8’01”37. Nei 3.000 m femminili Meseret Defar, l’etiope volante, vince in 8’24”22 e rifila dieci secondi a una grandissima come Tirunesh Dibaba (8’34”74). Negli 800 m a sorpresa s’impone la cubana Zulja Calatayud, con il record del meeting (1’59”02).

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