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Eyob Faniel batte Tamberi, Tortu e Fabbri

26 Febbraio, 2020
Foto Alberto Chiavacci
Pensi di andare a vedere gli assoluti indoor e di immergerti in una specie di full immersion di atletica in pista. Poi dopo una prima giornata alquanto sonnacchiosa, nella seconda (domenica) verso le 10 del mattino arrivano i “milanesi” del Cus Pro Patria Milano. Giorgio Rondelli (tecnico che ha allenato quasi tutti i migliori mezzofondisti italiani e non) mi annuncia che Eyob Faniel, ragazzo allenato da Ruggero Pertile, in gara a Siviglia è passato con un gran crono alla mezza maratona. Nel frattempo Gimbo Tamberi ha fatto flop davanti al pubblico, assai meno numeroso del previsto. L’idea di saltare dalle 9,15 non è stata una grande trovata, al di là dei risultati, ahimè assai modesti. Chiusa questa non di certo brillante intenzione, si attendeva il pomeriggio per vedere all’opera Pippo Tortu, Leonardo Fabbri e perché no, prima dei due azzurri i salti delle damigelle Vallortigara e Trost. Però come d’incanto il CT Antonio La Torre s’impadronisce del microfono sostituendosi allo speaker ufficiale e annuncia al pubblico presente che in quel di Siviglia Eyob Faniel ha stabilito il nuovo primato italiano della maratona fissandolo in 2h07’19”, tre secondi meglio di quanto fece 2006 Baldini nella maratona di Londra. Manco a farlo apposta, nello stesso preciso momento, è spuntato proprio Stefano Baldini, presente pure lui ad Ancona per gli Assoluti indoor.
Osservazione, quella di Stefano, che non poteva che essere più che positiva, dato che il primato resisteva da quasi 14 anni anche se nel mondo in questo lasso di tempo, la maratona ha fatto passi da gigante. Quando Baldini a Londra realizzò 2h07’22” il primato mondiale apparteneva a Paul Tergat con 2h04’55”. Ora è nelle mani di Eliud Kipchoge con 2h01’39”. Per chi non se lo ricordasse Eyob aveva fatto vedere di pasta era fatto il 31 dicembre, andando a vincere dopo tempo immemore, per un italiano, la BoClassic di Bolzano, infilando nel finale keniani di gran lignaggio.
E’ stato un momento assai felice nella mattinata dopo i continui riferimenti, specie tra chi stava tra il pubblico e in tribuna stampa sul “coronavirus” il maledetto morbo che sta rovinando la nostra vita. Nel pomeriggio dopo che Elena Vallortigara si era elevata sino a 1,96 (minimo olimpico), sbagliando di poco 2 metri, Filippo Tortu dopo una partenza non di certo al fulmicotone, vinceva i 60 metri in 6”60 a 2 centesimi dal personale e Leonardo Fabbri scagliava la palla dei ferro molto lontana a 21,45. Si poteva lasciare lo splendido impianto dorico, che è servito pure per la campagna elettorale di fine novembre, per salire al soglio pontificio della Fidal. Finito. Niente mondiali a Nanchino come si sapeva da qualche giorno. La stagione indoor si può considerare conclusa. E prima della pista, la strada con il big match a Londra Kipchoge-Bekele, sfida che ricorda a chi non ha più i denti di latte i match di box Clay – Foreman (Kinshasa ‘73) o Clay – Frazier (Manila ‘75).